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Dalle sbarre al riscatto con il gruppo Assai di Rebibbia

Iniziativa di “Disabilità sociale e successo”: rappresentazione teatrale per gli studenti del De Amicis.

Dalle sbarre al riscatto con il gruppo Assai di Rebibbia

Con “E...” storia di vita, di perdono e di riscatto. Si terrà mercoledì alle 9.30, all’aula magna dell’istituto De Amicis di Rovigo, l’incontro organizzato da Aic nazionale e Aics Rovigo in collaborazione con la compagnia stabile Assai del carcere di Rebibbia, che coinvolgerà alcuni studenti di due istituti scolastici di Rovigo (una classe dell’istituto De Amicis e tre del liceo statale Celio Roccati). L’iniziativa rientra nel progetto “Disabilità Sociale e successo”. Il progetto si svolge annualmente in diversi istituti delle principali province venete, Verona, Vicenza, Rovigo e, talvolta, Padova, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani a temi sociali di particolare rilevanza, attraverso l’esperienza diretta dell’incontro con detenuti impegnati in percorsi di teatro penitenziario.

Durante l’incontro è prevista la rappresentazione teatrale della compagnia stabile Assai, seguita da un dibattito con gli studenti e dalle testimonianze degli ospiti del Gruppo Brain. Il tema centrale dell’edizione è “il perdono nel rapporto tra autore e vittima del reato”, nodo fondamentale nella visione della giustizia riparativa. Da oltre dieci anni Aics è tra i principali soggetti impegnati nella diffusione di questi contenuti.

Lo spettacolo proposto si intitola “E…” e presenta una narrazione intensa e simbolica. La storia è ambientata nell’ultimo giorno di detenzione di Massimo, portiere della squadra di calcio del carcere, impegnata nella partita finale di un torneo contro squadre esterne. Attraverso il dialogo con il compagno di squadra Emanuele, le azioni decisive della partita diventano metafora degli eventi che hanno segnato la fase finale della vita del protagonista: il recupero del rapporto con il datore di lavoro che non lo ha mai abbandonato e il legame affettivo, idealizzato ma profondissimo, con Eugenia, la figlia mai nata che gli appare ogni notte come presenza consolatrice. Accanto a questi elementi di riscatto e serenità, emergono anche le ferite ancora aperte: il fallito tentativo di riconciliazione con la moglie, che lo accusa di aver voluto l’aborto, e l’incontro drammatico con il padre della vittima dell’incidente stradale da lui causato, che lo condanna a quello che definisce “l’ergastolo del ricordo”. Nel finale, il destino resta sospeso: un rigore decisivo, pochi secondi alla fine della partita, e sarà il pubblico a decidere se la comunità è pronta ad accogliere la richiesta di perdono del protagonista. Una rappresentazione intensa, capace di stimolare riflessione, empatia e partecipazione attiva, che si propone di coinvolgere studenti e docenti in un confronto autentico su responsabilità, colpa, perdono e reintegrazione sociale.

Il teatro diventa così uno strumento educativo e di inclusione, capace di stimolare consapevolezza, empatia e senso critico nelle nuove generazioni.

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