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Sicurezza

Incappucciati minacciano l'assessore con un piede di porco

L'uomo si trova i ladri in giardino con l'arnese da scasso in mano. Scoperti, sono fuggiti. Ma non è stato l'unico episodio

“Vieni fuori”, l’urlo nel buio di Tarzo: due uomini col passamontagna davanti all’assessore

Era ancora buio quando una sagoma si è staccata dal filare nel giardino. Un’altra l’ha seguita, il respiro corto sotto il passamontagna. Una voce, dal tono più secco che alto, ha tagliato l’aria: “Vieni fuori”. Davanti a quella richiesta, nel cortile di una casa di Tarzo, non c’era un cittadino qualunque: c’era l’assessore alla Protezione civile del Comune, Simone Baldassar, che pochi istanti dopo si è trovato a fronteggiare due uomini armati di piede di porco. Quello che è accaduto, stando al suo racconto e alle ricostruzioni circolate nelle ultime ore, è la sinopia perfetta di un fenomeno più vasto: i furti in abitazione che, nell’Alta Marca Trevigiana, si muovono a sciami tra Tarzo, Corbanese e Vittorio Veneto, alternando colpi riusciti e tentativi a ripetizione. L’episodio, riportato localmente e confermato da più fonti territoriali, si inserisce in un quadro di allerta che da mesi riguarda l’area.

Stando a quanto ricostruito, nella tarda serata l’assessore Baldassar ha sorpreso due individui nel proprio giardino: il volto coperto da passamontagna, uno dei due impugnava un piede di porco. L’incontro ravvicinato è durato pochi istanti, il tempo di capire che i malintenzionati non cercavano il confronto ma un varco per la fuga. La prudenza ha prevalso: nessun gesto azzardato da parte del padrone di casa, telefonata immediata alle Forze dell’ordine e attenzione massima ai movimenti sospetti lungo il perimetro. La descrizione coincide con i modus operandi osservati negli ultimi mesi nella zona: accessi dai giardini, puntate rapide, tentativi di effrazione su infissi e porte secondarie, e poi la ritirata se intercettati. Alcuni casi recenti registrati in area riportano dinamiche analoghe: allarmi che scattano, ladri messi in fuga da residenti o vicini, interventi dei Carabinieri in tempi contenuti.

L’elemento che più colpisce, e che rende questa vicenda diversa dalle cronache-fotocopia, è un secondo episodio: la mattina successiva, la compagna dell’assessore avrebbe sorpreso in casa uno dei ladri in fase di fuga. Anche in questo caso, secondo il racconto, l’obiettivo dei malviventi era guadagnare l’uscita più che forzare il contatto. La scena è compatibile con una prassi già osservata in altri comuni del Trevigiano: incursioni in fasce orarie “non classiche”, sopralluoghi mattutini e rientri rapidi se disturbati da presenze o da sistemi di videosorveglianza e allarme. In un episodio analogo a Treviso nel marzo 2025, per esempio, una donna ottantenne ha fatto scappare un intruso in giardino attivando l’allarme da remoto; poco dopo i Carabinieri hanno identificato un gruppo di giovanissimi con strumenti da scasso.

Fuori dalla mappa dei casi singoli c’è un dato che aiuta a leggere il contesto: nell’area di competenza della Corte d’Appello di Venezia, i reati contro il patrimonio sono aumentati del 28% nel periodo giugno 2023 – giugno 2024. A preoccupare è anche il tasso di impunità: in molte denunce l’autore rimane senza nome. Non significa che il territorio sia “ostaggio” dei ladri, ma che serve una risposta strutturata: coordinamento tra forze di polizia, pattugliamenti mirati, tecnologie a rete tra comuni, e – sul fronte delle vittime – prevenzione attiva e comportamenti prudenziali.

Negli ultimi due anni, la Questura di Treviso ha annunciato periodicamente l’intensificazione dei controlli a ridosso delle stagioni più “calde” per i furti in abitazione, e dispositivi straordinari contro reati predatori e droga nei quartieri. L’impostazione è chiara: presidio visibile, controlli su veicoli e persone sospette, scambio informativo con i comandi dell’Arma dei Carabinieri e con le polizie locali. In parallelo, i Comuni sollecitano la cittadinanza a segnalare sempre, e subito, movimenti anomali, auto in sosta non note, luci o rumori insoliti. La logica è passare da una sicurezza “di portone” a una sicurezza di comunità, dove l’attenzione reciproca è un moltiplicatore della presenza delle divise.

Non tutte le bande si assomigliano, ma alcune caratteristiche ritornano: nuclei giovani, talvolta itineranti, talvolta con base logistica nel raggio di 50-80 chilometri dal territorio bersaglio; auto di media cilindrata intestate a prestanomi; strumenti essenziali – piedi di porco, cacciaviti, torce, guanti – per muoversi con rapidità. Indagini recenti nel Nord Est hanno documentato gruppi capaci di decine di colpi e arresti in flagranza o al rientro nei covi, con sequestri di refurtiva e contanti per importi anche nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Altre inchieste hanno ricostruito trasferte festive e agguati a quartieri residenziali tra Vicenza e Verona, con 27 furti contestati a un singolo sodalizio. È un panorama frastagliato, in cui piccole batterie locali convivono con reti più organizzate.

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