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25.01.2026 - 19:02
La luce dei lampioni di Corso Italia si spegne poco a poco e lascia spazio a una Cortina silenziata, dove le prime ruote del mattino mordono un manto nuovo. Dentro il cono di luce delle vetrine, la neve misura il tempo con precisione millimetrica: erano settimane di attesa e, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2026, il contatore ha ripreso a girare. Sulla conca ampezzana gli operatori hanno registrato 15 centimetri di neve fresca; sui versanti alti, a Ra Valles, l’apporto è stato di 10 cm, mentre al Passo Falzarego si sono misurati 12 cm. Più a sud, la perturbazione ha spinto con più decisione: ad Alleghe e sul Nevegal l’accumulo ha toccato i 25 cm, e sull’altopiano di Asiago, a Cima XII, si è arrivati a 28 cm. Dati che segnano una discontinuità dopo il lungo periodo secco e che, nelle ore centrali di oggi, hanno continuato a essere confermati sul campo dagli addetti e dai turisti, tra sorrisi e qualche coda ai valichi.

Il quadro degli apporti è chiaro e, al tempo stesso, istruttivo. Sulle Dolomiti settentrionali la nevicata della notte ha avuto un carattere moderato, con 15 cm a Cortina d’Ampezzo, 12 cm al Passo Falzarego e 10 cm a Ra Valles. Nelle stesse ore, le Dolomiti meridionali hanno beneficiato di correnti e orografie favorevoli: 25 cm ad Alleghe e sul Nevegal, con una linea di convergenza che ha scaricato sul lato agordino e sul Bellunese meridionale. L’eccezione positiva arriva dall’Altopiano dei Sette Comuni, dove a Cima XII (Asiago) si sono contati 28 cm.

Le differenze non sono casuali. Il canale perturbato che ha interessato il Veneto ha mostrato un gradiente latitudinale netto, con nuclei precipitativi più corposi in ingresso dalle Dolomiti meridionali e dalle Prealpi. A fare la differenza anche il vento in quota e l’assetto dei rilievi: esposizione e “ombre pluviometriche” locali hanno smorzato gli accumuli più a nord, mentre le conche meridionali hanno “catturato” meglio la neve. Un copione che, secondo i tecnici, si ripete spesso quando la componente meridiana dei flussi è marcata e la quota neve si assesta tra i 500/700 metri nelle valli dolomitiche e i 700/1000 metri lungo la fascia prealpina, come indicato nelle previsioni diffuse alla vigilia.

Il risveglio imbiancato ha avuto un immediato riflesso sulla viabilità. In quota, i passi dolomitici hanno registrato traffico intenso e rallentamenti a causa di mezzi sprovvisti di pneumatici invernali o catene. È il caso del Falzarego e del San Pellegrino, dove è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per scaglionare i transiti e permettere ai mezzi sgombraneve di operare con continuità. L’appello di Veneto Strade è suonato inequivocabile: dotazioni invernali a bordo, attenzione alle condizioni meteo e rispetto della segnaletica. Il richiamo è tanto più attuale perché, pur trattandosi di un contesto stagionale, la neve non perdona improvvisazioni: bastano pochi veicoli impreparati per creare “tappi” in salita, con ripercussioni a catena.

Un tema, quello delle dotazioni, che torna ciclicamente ogni inverno e che non riguarda soltanto i valichi dolomitici: su molte statali e provinciali a rischio neve o ghiaccio l’obbligo di catene a bordo o gomme invernali resta in vigore per l’intera stagione fredda, in genere sino al 15 aprile. Le ordinanze variano per tratti e gestori, ma il principio è lo stesso su tutto l’arco alpino.
Con ogni nevicata significativa riemerge il tema del pericolo valanghe. I bollettini pubblicati tra il 24 e il 25 gennaio 2026 riportano un quadro in evoluzione su gran parte dell’arco alpino, con indicazioni aggiornate in relazione a quota, esposizione e vento. Gli avvisi diffusi dai servizi regionali e dall’Aineva ricordano che il grado di pericolo viene aggiornato giornalmente, in genere entro le 17, e che le condizioni del manto nevoso possono mutare in poche ore, specie quando intervengono pioggia in quota, rialzi termici o nuove precipitazioni ventate.
La nevicata arriva a pochi giorni dall’avvio degli appuntamenti olimpici e ha un valore simbolico oltre che pratico. A Cortina, dove l’attenzione mediatica è già alta, 15 cm caduti in centro non sono un evento estremo, ma rimettono in moto immagini e aspettative. Sugli impianti, gli apporti in quota a Ra Valles e sui versanti delle Tofane sono preziosi per la tenuta delle piste e per la percezione dell’“inverno vero” da parte di chi sale per sciare o semplicemente per camminare nel bianco.
Anche nelle località dell’Agordino, tra Alleghe e Col dei Baldi, i 25 cm registrati nelle ultime ore hanno rinfrescato un paesaggio già attivo da settimane, fornendo uno strato aggiuntivo per piste e fuori-pista controllati. Sull’Altopiano di Asiago, l’accumulo di 28 cm a Cima XII certifica che la perturbazione ha trovato posto anche sui rilievi vicentini, con ricadute attese su malghe, anelli fondo e itinerari escursionistici.
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