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“Per i nostri Comuni, la fusione è una via obbligata”

Sindaci ed ex sindaci di fronte alle difficoltà delle realtà più piccole: “Sistema insostenibile”. Ma il referendum resta un vero problema.

“Per i nostri Comuni, la fusione è una via obbligata”

Nel 2023 al referendum per la fusione fra Polesella e Guarda Veneta ha vinto il no

“L’analisi ha fatto emergere una correlazione negativa tra dimensione demografica e ritardi nei pagamenti, per cui più gli enti aumentano di dimensione e più si riducono i ritardi medi nei pagamenti, sicché, rispetto a tale indicatore, risultano maggiormente efficienti i comuni di dimensioni superiori a 5.000 abitanti”. Questa la sottolineatura arrivata dalla Corte dei Conti del Veneto nella sua “Indagine sulla tempestività dei pagamenti dei Comuni veneti”. E dei 30 Comuni veneti su 563, per i quali sono stati rilevati ritardi nei pagamenti superiori a un giorno, sei sono della provincia di Rovigo, con le posizioni di vertice tutte polesane: in testa c’è Villanova Marchesana, secondo Crespino, terzo Gavello. Trecenta e quinta. Bosaro non è tempestivo, ma il ritardo è inferiore al giorno. Sul fronte opposto, il migliore del Polesine, quarto in Veneto, è Ariano, poi Bagnolo di Po e Villamarzana. Per quanto riguarda le riscossioni, i Comuni polesani, si attestano sul 61%, 301,8 milioni su 494,7. La media regionale è il 64% e i primi della classe sono i Comuni veronesi con il 70%. Non è un caso, quindi, che dei 22 Comuni veneti che hanno fatto ricorso all’anticipazione di tesoreria, ben nove siano polesani.

L’ex sindaco di Polesella Leonardo Raito commenta laconico, a margine del nostro articolo di ieri: “La Voce di Rovigo titola ‘Comuni a rischio fallimento’, evidenziando come i piccoli Comuni non ce la facciano più. La colpa assoluta è della miopia di chi continua a difendere un sistema insostenibile di enti locali anacronistico e superato. Intanto in Veneto le fusioni continuano e garantiscono risorse, organizzazione e strutture in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, mentre solo in Polesine non si riescono a fare. Poi ci chiediamo perché siamo gli ultimi della regione. Terra di Matteotti? Ma Matteotti le amministrazioni le studiava, non ne faceva una difesa antistorica e retrograda. Qui invece si fanno bilanci con gli autovelox, si finge di garantire funzioni senza personale, si pensa di avere ‘potere politico’ rappresentando poche centinaia di cittadini che non vanno nemmeno a votare. Polesine medievale, svegliati!”. In realtà, proprio Polesella di tentativi di fusione ne ha fatti due, nel 2018 con Frassinelle e nel 2023 con Guarda Veneta. Entrambi affossati dall’esito negativo dei referendum.

Sulla stessa linea, un altro ex primo cittadino, Stefano Magon, già sindaco di Pincara: “Un altro problema è che ciò che alcuni amministratori e molti cittadini temono cioè là perdita di servizi con le fusioni sta già accadendo o accadrà a breve mantenendo sistemi di governance insostenibili. Peggio ancora, tra non molto ‘qualcun altro’ deciderà per noi”.

Proprio Pincara nel 2014 era uno dei comuni che aveva dato vita all’ipotesi della maxifusione diCivitanova Polesine che metteva insieme, oltre a Pincara, Arquà Polesine, Costa di Rovigo, Frassinelle, Villamarzana e Villanova del Ghebbo.

Proprio l’attuale sindaco di Villanova del Ghebbo, Mauro Verza, si dice “d’accordo all’ipotesi delle fusioni, anche se l’idea di Civitanova era troppo ampia con troppi Comuni. Bisogna essere realisti, fra le minori entrate e le maggiori difficoltà delle famiglie i piccoli Comuni devono stare attenti anche a come spendere 500 euro. E c’è tutto l’aspetto del personale: se si ammala un dipendente, per esempio noi ne abbiamo avuto due in maternità, un’uscita e uno con l’influenza, finisce che ci si trova in difficoltà e non si riescono più a gestire i servizi. L’ideale sarebbe una dimensione sui 10mila abitanti, in modo da offrire più servizi e avere situazioni e risorse più gestibili, con personale adeguato. Però fino a quando ci sarà da superare il referendum, le fusioni non si riusciranno a fare. Credo che a un certo punto ci sarà un intervento legislativo dall’alto”.

Anche l’ex sottosegretario Luca Bellotti si dice “completamente d’accordo: ricordo che nel 1996 in Regione avevo presentato una proposta di unificazione dei comuni polesani. Purtroppo troppi campanilisti e visioni minimali ci fanno sprofondare nell’inconsistenza politica e amministrativa”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    25 Gennaio 2026 - 08:42

    il problema è di base:chi perdera' le poltrone<<''?

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