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il caso

“Senza nome ma mite e gentile”

Si attende l’esame sul Dna per dare un’identità al giovane che girava scalzo. Il direttore di Caritas Davide Girotto: “Capisce l’italiano, ma non lo parla”.

“Senza nome ma mite e gentile”

La Locanda della casa gestita dalla Caritas e, a lato, il clochard senza nome

“Sorride, dice grazie, ma di lui sappiamo pochissimo”. Il direttore della Caritas di Rovigo Davide Girotto racconta quel (poco) che si sa del senzatetto e senza nome e attende, come tutta Rovigo, l’analisi del Dna per capire se è davvero Sidney Lute, il ragazzo olandese scomparso nel 2016 all'età di 19 anni. Il caso era approdato alla trasmissione Rai “Chi l'ha visto”, che ha attivato le procedure per la verifica del Dna. Ma è proprio la struttura della Caritas diocesana a dare rifugio al senzatetto “scalzo”, chiamato così perché fino a qualche mese fa girava a piedi nudi per la città.

“Non abbiamo ancora chiarezza di quale sia il suo nome - spiega Davide Girotto - Parla molto poco, ma ha un atteggiamento molto gentile. La sua storia e la sua origine rimangono misteriose”. Nonostante il giovane non parli l'italiano, la comunicazione con gli operatori avviene attraverso i gesti e la cortesia: “Il linguaggio, se intendiamo la nostra lingua, no - precisa Girotto - però l'abbiamo sentito ringraziarci con i suoi modi gentili”. Il ragazzo, inizialmente intercettato dall'unità mobile notturna del Comune, è ora parte integrante della comunità della Locanda: “Da qualche tempo è ospite dell’asilo notturno e viene a mangiare in Locanda quasi tutti i giorni. Prende il caffè, mangia e sta lì come gli altri nostri ospiti”.

La locanda della casa della Caritas in questi anni è diventata una sorta di hub per chi lavora con le povertà a Rovigo. In un anno intercetta 500 persone. “Di queste, circa 300 usufruiscono regolarmente della mensa e delle docce per i senza fissa dimora”. Un dato allarmante riguarda la tipologia di chi chiede aiuto: "Una buona parte di queste persone lavora. Sono i cosiddetti working poor”, rivela il direttore. “Lavorano, ma ciò che percepiscono non è sufficiente per pagare un affitto o permettersi condizioni di completa autonomia. Il problema non è che il lavoro manchi, è che spesso è un lavoro povero”.

Per rispondere a questa crisi, la Caritas si è trasformata in un vero e proprio “hub” di servizi. Invece di limitarsi a indirizzare le persone altrove, l’associazione ha portato le istituzioni e le cooperative direttamente a tavola con i bisognosi. “Chiediamo alle agenzie per il lavoro di essere presenti in Locanda - spiega Girotto -perché in quel contesto si incontrano le persone e da lì sono partite esperienze che hanno portato a un impiego reale”.

Girotto dunque rivolge un pensiero alla cittadinanza e alle istituzioni, chiedendo di non abbassare la guardia e di continuare a sostenere le attività della Caritas (informazioni su www.caritasrovigo.org). “Alle istituzioni chiedo di continuare a credere nel fatto che ci sono cittadini di ogni tipo”, conclude Girotto. “Nessuno di noi sta sempre bene e nessuno sta sempre male. Quello che cambia tutto è la possibilità di avere qualcuno a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà”.

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