VOCE
Il caso
25.01.2026 - 18:56
Un corridoio del Tribunale civile di Roma, una porta che si apre alle 15 di martedì e un tavolo attorno al quale, più che un destino processuale, si decide un perimetro esistenziale: quello di Vittorio Sgarbi, critico d’arte, volto televisivo, amministratore locale. Da una parte la figlia Evelina, che chiede tutele; dall’altra il padre, che rivendica autonomia. In mezzo, la legge e una domanda che brucia: chi è davvero in grado di scegliere per sé quando la salute vacilla? È qui, davanti alla giudice Paola Scorza, che prende forma la perizia destinata a misurare una capacità: gestire i propri interessi, compiere atti di straordinaria amministrazione, perfino dire “sì” davanti a un altare.
L’appuntamento è fissato per martedì presso il Tribunale civile di Roma, sezione competente in materia di misure di protezione. A presiedere l’udienza è la giudice Paola Scorza. L’obiettivo è operativo: concordare con le parti — difensori e medici — tempi, ambiti e metodo degli accertamenti clinici e psicologici sullo stato di salute di Vittorio Sgarbi. In agenda c’è la definizione del “percorso peritale” che dovrà accertare se il critico sia in grado di gestire in modo autonomo e consapevole la propria persona e il proprio patrimonio, e se sia idoneo a compiere atti personalissimi come il matrimonio. In aula sono attesi gli avvocati delle parti e i tecnici di fiducia; Evelina Sgarbi ha confermato la presenza insieme al suo legale, Lorenzo Iacobbi. Annunciate anche le posizioni dei familiari Elisabetta Sgarbi e Carlo Brenner Sgarbi.
La procedura è stata avviata su impulso di Evelina Sgarbi, che ha chiesto la nomina di un amministratore di sostegno per il padre. La giovane ha motivato l’iniziativa con la necessità di “salvaguardare” la salute di Sgarbi e la corretta gestione dei suoi interessi, dopo mesi segnati — secondo la sua versione — da fragilità e isolamento del genitore. Nelle scorse settimane, Evelina ha ribadito di agire unicamente “nell’interesse” del padre, respingendo letture strumentali. Dall’altra parte Vittorio Sgarbi ha smentito di essere incapace di provvedere a sé stesso, contestando l’istanza e leggendovi ragioni economiche e personali. È un conflitto che ha valicato l’ambito privato, finendo sui giornali e in televisione.
In discussione non c’è un reato, ma l’accesso a una misura di protezione prevista dall’ordinamento italiano: l’amministrazione di sostegno. È l’istituto introdotto dalla Legge 6/2004 per sostenere chi, a causa di infermità o menomazione fisica o psichica, si trovi anche temporaneamente nell’impossibilità di curare adeguatamente i propri interessi. È uno strumento flessibile, modulabile e concepito per limitare al minimo la capacità di agire: il giudice, con decreto, può circoscrivere gli atti per i quali è necessaria assistenza o rappresentanza, lasciando intatto il resto. Nel caso Sgarbi, il nodo riguarda anche gli atti “personalissimi”, come la scelta di contrarre matrimonio, che richiedono un grado di consapevolezza e autodeterminazione particolarmente alto.
Il cuore della contesa è clinico-giuridico: stabilire se Vittorio Sgarbi disponga della piena capacità di valutare il significato e le conseguenze di decisioni “di particolare complessità e rilevanza”, come la gestione straordinaria del patrimonio o il matrimonio. La perizia dovrà accertare l’eventuale presenza di condizioni psicologiche, psicopatologiche o cognitive che incidano sulla sua autodeterminazione, fotografando un quadro che in passato, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, è stato segnato da un stato depressivo e da un periodo di ricovero presso il Policlinico Gemelli. Sono informazioni già circolate e documentate, che qui tornano per spiegare perché un giudice possa aver scelto la strada dell’accertamento tecnico invece della misura immediata: prima di limitare la libertà di un individuo, la legge chiede una verifica puntuale e proporzionata.
Perché tanto rilievo alla questione delle nozze con Sabrina Colle? Perché, in diritto, il matrimonio è un atto che richiede una consapevolezza piena del suo significato personale, patrimoniale e giuridico: non basta “volerlo”, bisogna essere in grado di comprendere effetti e impegni che ne derivano. È precisamente su questo punto che il Tribunale ha scelto la via della perizia: una sospensione di fatto, in attesa di un responso tecnico, finalizzata a garantire che l’eventuale celebrazione avvenga, se avverrà, nel rispetto dell’autenticità e stabilità della volontà. Tanto più opportuno se si considera che Sgarbi aveva annunciato in tv l’intenzione di sposarsi “a Venezia” dopo oltre 30 anni di legame con la compagna.
La vicenda è anche un prisma di narrazioni. Evelina Sgarbi ha più volte ribadito di aver agito “per tutelarlo”, richiamando difficoltà nel comunicare col padre e denunciando l’influenza di un “cerchio” di persone ritenute da lei nocive. Dal canto suo Vittorio Sgarbi ha respinto l’ipotesi di un amministratore di sostegno, definendola “fuori misura e fuori logica” e attribuendo alla figlia un movente economico. Tra i due, le telecamere: interviste, speciali televisivi, talk show hanno amplificato ogni frase, trasformando un fascicolo di volontaria giurisdizione in un caso nazionale. Ma l’effetto collaterale è noto: la pubblicità del conflitto rischia di coprire la sostanza, che resta giuridica e medica.
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