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Movida
25.01.2026 - 12:11
La musica si ferma di colpo, il brusio diventa tosse. Nel giro di un respiro — quello che brucia — il bancone si svuota e le persone cercano aria verso l’uscita. È notte fonda a Padova, nella zona di Montà: qualcuno, seduto vicino al bar del Fish Market, ha appena premuto l’erogatore di una bomboletta di spray al peperoncino. La nube irritante si allarga, gli occhi lacrimano, la gola pizzica. Pochi minuti e la serata è già un’altra storia: di sicurezza, responsabilità e regole.
Secondo quanto ricostruito dagli operatori e dalle forze dell’ordine, l’episodio si è verificato nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 gennaio scorsi, attorno all’una e trenta. All’interno del locale, nel settore vicino al bancone, un cliente ha spruzzato spray urticante causando tosse insistente, bruciore e panico tra gli avventori. Il personale del Fish Market ha interrotto le attività e avviato con prontezza il deflusso, facendo uscire i presenti per consentire l’aerazione dei locali. Contestualmente, le Volanti della Polizia di Stato sono state allertate al 113 e sono intervenute sul posto.
Il servizio di sicurezza interna ha proceduto a controlli mirati all’uscita, impiegando anche metal detector: nel corso delle verifiche, è stata individuata una bomboletta e la persona che ne era in possesso. Gli agenti hanno acquisito e visionato le telecamere del circuito interno, ricostruendo il gesto: il soggetto, seduto nei pressi del bar, avrebbe estratto la bomboletta dalla tasca e azionato lo spray. L’uomo — un 22enne cittadino russo — è stato portato in Questura e denunciato alla Procura di Padova per getto pericoloso di cose.
Sulla scorta degli accertamenti, il Questore di Padova, Marco Odorisio, ha disposto nei confronti del giovane un Daspo urbano della durata di tre anni: ciò significa che, per un periodo determinato, gli è vietato l’accesso a specifiche aree o locali individuati dal provvedimento, con l’obiettivo di prevenire ulteriori turbative dell’ordine e della sicurezza urbana. La misura richiama il quadro introdotto dal decreto-legge 14/2017 (convertito nella legge 48/2017), che consente al Questore di adottare divieti di accesso a luoghi della socialità e del divertimento quando ricorrano determinate condizioni di pericolo e reiterazione. Negli anni, il perimetro applicativo è stato chiarito e ampliato, con durate che possono arrivare fino a due anni, e con l’inasprimento delle sanzioni in caso di violazione. Nel caso padovano la durata di 36 mesi è stata comunicata come parte del pacchetto amministrativo avviato dalla Divisione Anticrimine, con il coinvolgimento dell’Ufficio Immigrazione per le valutazioni sul permesso di soggiorno.
Gli spray a base di Oleoresin Capsicum (OC) sono in Italia strumenti di autodifesa autorizzati, a condizione che rispettino i requisiti tecnici fissati dal Decreto del Ministero dell’Interno n. 103 del 12 maggio 2011. In sintesi: contenuto massimo non superiore a 20 ml, concentrazione di capsaicinoidi entro il 2,5%, assenza di sostanze infiammabili o tossiche, gittata utile non superiore a 3 metri, sistemi di sicurezza che impediscano l’attivazione accidentale e corretta etichettatura. Il porto è libero per i maggiori di 16 anni, ma l’uso è legittimo soltanto in caso di difesa da un’aggressione attuale e ingiusta: al di fuori di questo perimetro, l’impiego configura condotte penalmente o amministrativamente rilevanti.
Non va confuso il dato tecnico con la liceità del gesto: un flacone conforme al DM 103/2011 resta “legale” come prodotto, ma spruzzarlo in un locale affollato senza uno scenario di legittima difesa integra comunque un fatto pericoloso e, come in questo caso, può portare a denuncia e misure di polizia.
La capsaicina irrita le mucose, provocando lacrimazione, blefarospasmo, bruciore e difficoltà respiratorie. In genere gli effetti sono transitori (nell’ordine di 20–30 minuti), ma possono essere più intensi in soggetti asmatici o con patologie respiratorie. Diversi studi riportano, in una minoranza di casi, abrasioni corneali e complicanze che richiedono valutazione sanitaria. Le indicazioni di primo soccorso sono chiare: allontanarsi dalla zona contaminata, non strofinare gli occhi, irrigare con acqua in abbondanza e a lungo, rimuovere eventuali lenti a contatto e, se i sintomi persistono, contattare il 118.
In ambienti chiusi — come un locale notturno — la saturazione dell’aria può amplificare l’effetto irritante; una rapida evacuazione e l’aerazione sono misure essenziali per limitare l’esposizione, come ha correttamente fatto il personale del Fish Market.
Il caso padovano offre uno spunto concreto su come i gestori possano rafforzare i protocolli interni. Non si tratta soltanto di verificare i titoli d’accesso e presidiare i varchi: la scelta di dotarsi di metal detector aiuta a individuare strumenti metallici, ma contro le bombolette di spray — spesso in plastica, di dimensioni ridotte e dall’aspetto di comune cosmetico — serve soprattutto un mix di prevenzione, osservazione comportamentale e formazione del personale. La definizione di procedure operative standard (evacuazione, sanificazione dell’aria, assistenza ai clienti, raccolta delle immagini e delle testimonianze) fa la differenza nella gestione di incidenti di questo tipo. Il coordinamento con le forze dell’ordine — come avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio — consente poi di cristallizzare le evidenze e accelerare l’identificazione.
Il Daspo urbano rientra nelle misure di prevenzione amministrativa introdotte nel 2017 per tutelare la sicurezza delle città. Non è una pena, ma un divieto di accesso a specifiche aree o locali disposto dal Questore. Può essere preceduto dall’ordine di allontanamento (il cosiddetto “mini-daspo”) e, in caso di comportamenti reiterati o particolarmente allarmanti, trasformarsi in un divieto più lungo e cogente. La durata ordinaria varia fino a 12 mesi, con estensioni e aggravamenti per determinate categorie di reati; la normativa è stata oggetto di ulteriori interventi e proposte di modifica che hanno ampliato luoghi, sanzioni e modalità applicative. Violare un Daspo urbano può comportare conseguenze penali. Nel caso del 22enne denunciato per lo spray, la durata di tre anni rientra nella cornice di misure che la Questura può motivare in base alla gravità e alle condizioni concrete, specie se ricorrono ulteriori elementi valutati dall’Anticrimine.
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