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Incontriamoci a teatro

Alcazar, il rifugio dalla guerra

Una troupe di varietà sopravvive al conflitto mondiale nella Rovigo degli anni Quaranta

Alcazar, il rifugio dalla guerra

Restare umani e sopravvivere alla guerra anche grazie al teatro. Può essere questo il senso di “Alcazar. Il rifugio”, la commedia andata in scena ieri pomeriggio al teatro Duomo e che ha inaugurato la 17esima rassegna Incontriamoci a teatro. Sul palco la compagnia Briciole d’arte di Canaro, con un testo di Gianni Clementi adattato e con la regia di Roberta Benedetto. Una storia potente che ha trasportato il pubblico nella Rovigo dell’inverno tra il 1944 e il 1945, i mesi dei bombardamenti sul Polesine e dei rastrellamenti delle truppe naziste. Una storia che però è anche attuale perché guerre, soprusi e povertà sono temi drammaticamente dei giorni nostri.

Prima del buio in sala i saluti delle autorità, del presidente del comitato polesano della Fita (che organizza la rassegna), Maurizio Noce e del presidente regionale Fita Emilio Zenato. Davanti a tantissimi spettatori hanno sottolineato l’importanza del teatro amatoriale e di una rassegna che si avvicina ai venti anni di vita.

Quindi il via ad Alcazar, una storia che coinvolge tutti i sensi: si sentono le sirene d’allarme che avvisano dei bombardamenti, la voce di Radio Londra, i battibecchi fra gli attori e le ballerine di una compagnia che lotta per mettere in piedi uno spettacolo di varietà e mantenere un briciolo di umanità anche in tempo di guerra, fra privazioni e paura, arresti e fucilazioni. La vicenda è quella di una scalcinata compagnia di teatranti che utilizza uno scantinato-rifugio antiaereo come sala prove. Un luogo che diventa il rifugio, appunto, per illudersi di lasciare la violenza fuori dalla porta e resistere alla guerra con l’arte e il lavoro di gruppo. Nella sala prove si sviluppano rapporti personali, ma anche battibecchi, gag e confidenze. Un continuo alternarsi di battute fulminanti e passaggi drammatici. E non mancano i riferimenti a fatti avvenuti realmente in Polesine nella fase finale del secondo conflitto mondiale.

Si ride e ci si commuove quando le antipatie fra primedonne si trasformano in aiuto reciproco, quando le violenze della guerra irrompono nella storia a sconvolgere la quotidianità dei personaggi. E così la storia evolve verso i toni del dramma storico, ma con continue e a tratti irresistibili venature di ironia.

Ed evolvono anche i personaggi mostrando, ognuno a suo modo, tratti di profonda umanità: ballerine e ballerini, il capocomico, l’attore in cerca di ingaggi, l’operaio che si improvvisa uomo di spettacolo. Una regia vivace e attenta dosa umorismo e dramma per un affresco “popolare” e senza tempo; come lo è Alcazar.

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