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POLITICA

Manifesti manipolati, l’inchiesta si allarga

Proseguono le indagini sul caso che scuote FdI. Benetti: “Sereno”. Il capogruppo Borgia: “Fiducia”

Manifesti manipolati, l’inchiesta si allarga

Il video su cui è incentrata l’inchiesta per “attentato contro i diritti politici del cittadino” che vede indagato il consigliere regionale Fabio Benetti (FdI) è il segreto di Pulcinella della politica rodigina. Da settimane, tutti ne parlano anche se nessuno l’ha visto. E chi davvero l’ha visto, tace.

Eppure, ciclicamente, escono i boatos. L’ultimo arriva a lambire Mattia Mantovani, compagno dell’assessore regionale Valeria Mantovan. Ci sarebbe anche lui - si sussurra - in quelle immagini. Mantovani, consigliere comunale a Porto Viro, sarebbe stato immortalato dalla telecamera di videosorveglianza ad Adria, davanti a una plancia elettorale. Lui, netto, spiega cosa stava facendo: “Se lo scoop è quello di aver ‘beccato il fidanzato della Mantovan attaccare i manifesti della Mantovan’ - dice - lo confermo. Lo faccio ormai da dieci anni. Altro non ho fatto”. Fine delle comunicazioni.

Mantovani, dunque, comparirebbe sì nel video, ma limitandosi ad affiggere i manifesti elettorali con il volto della compagna. Nient’altro. Nessun coinvolgimento, insomma, con la questione degli adesivi con il logo del Pd apposti sopra al simbolo di FdI nei manifesti di Mattia Moretto, anche lui candidato alle regionali di novembre.

Per la procura della Repubblica di Rovigo, invece, “l’indagato (Fabio Benetti, ndr) alterava manipolandoli e/o faceva alterare i suddetti manifesti elettorali, così che il candidato persona offesa (Mattia Moretto, ndr) figurava abbinato a un partito diverso dal proprio, apparendo in tal modo agli elettori in maniera distorta”. Un’accusa che, codice alla mano, prevede pene da uno a cinque anni di reclusione; con la legge Severino che, in caso di condanna superiore ai due anni, prevede la sospensione dal ruolo elettivo (in questo caso dal consiglio regionale) già dopo il primo grado.

Ovviamente, fin qui stiamo parlando di un’indagine in corso, che non si è ancora chiusa e che volge ora all’individuazione di eventuali altre persone coinvolte. Soltanto dopo la chiusura indagini, la procura valuterà se ci sono gli elementi tali per chiedere il processo o se si andrà, invece, verso un’archiviazione.

Benetti, dal canto suo, si dice “sereno”. Quello che mi chiedo è come sia possibile che questo video, che dovrebbe essere sottoposto a segreto istruttorio, sia stato visto da persone estranee all’indagine. Manifesto però la mia fiducia negli inquirenti e resto in attesa degli sviluppi che dimostrino la mia totale estraneità ai fatti contestati.

Fin qui il versante giudiziario. Su quello politico, invece, i vertici di FdI, tanto a Venezia quanto a Roma, stanno tenendo monitorata la situazione. “Non commento le ricostruzioni” - dice però il capogruppo in consiglio regionale, Claudio Borgia - la magistratura farà le proprie valutazioni, e le aspettiamo con fiducia. Borgia, poi, non svela se, in questi giorni, ci siano stati incontri tra lui e Benetti per chiarire l’accaduto: “Più che rispondere a me, lo deve fare alle autorità competenti e mi risulta che lo stia facendo, assieme ai propri avvocati”, taglia corto.

Sul tavolo, restano le possibili conseguenze politiche, compresa l’ipotesi shock di “retrocedere Valeria Mantovan in consiglio”, per chiudere le porte della Regione in un colpo solo sia a Benetti che a Moretto, che però investirebbe direttamente la giunta Stefani. Ma nel partito prevale, per ora, la linea attendista: aspettare l’evolversi dell’iter penale e solo a quel punto, eventualmente, esercitare tutta la moral suasion del caso per chiedere a Benetti le dimissioni.

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