Cerca

ENTI LOCALI

Sulle fusioni la Provincia frena

Ma il mondo dell’economia continua il pressing: “Scindere i servizi dal campanilismo”

Sulle fusioni la Provincia frena

Piccoli Comuni a rischio fallimento. E il dato che scuote il mondo politico è la correlazione diretta tra dimensione demografica ed efficienza: sopra i 5mila abitanti la macchina amministrativa corre; sotto, si ingolfa. In un Polesine dove la frammentazione è la norma, il dibattito sulla fusione dei Comuni è tornato così prepotentemente al centro dell’agenda, dividendo e stimolando i principali attori della politica e dell’economia locale.

In piena corsa per la presidenza della Provincia, i due candidati leggono i dati con sfumature diverse, pur concordando sulla necessità di un cambiamento. Enrico Ferrarese, sindaco di Stienta e presidenza della Provincia uscente, punta sulla razionalizzazione: “A mio avviso - dice - quella delle fusioni non è la soluzione ideale. Va piuttosto riformato l’assetto degli enti locali. È chiaro che i sindaci che non riescono a lavorare perché hanno pochi dipendenti possano pensare alla fusione, e li comprendo. Ma le soluzioni, per me, sono altre, e passa per un diverso assetto dell’organizzazione: si devono creare delle dirigenze per territori di almeno 20-25mila abitanti. Il vero problema - continua Ferrarese - sta nel fatto che deve esserci gente valida nei ruoli chiave in modo da poter creare anche dirigenze sulle quali un dipendente può investire la sua carriera lavorativa”. Diversa, invece, la valutazione sul Comune “come presidio politico e come presidio amministrativo”, che Ferrarese difende. “Con la fusione - dice - c’è il rischio di perdere quelle realtà dove esistono esperienze virtuose. Si deve avere la certezza di poter mantenere lo stesso livello e gli stessi presidi di servizio, che devono essere garantiti. Da questo punto di vista la fusione non è certo lo strumento migliore”.

Anche l’altra candidata presidente, Elena Paolizzi, sindaco di Bosaro, invita alla cautela. “La fusione non è una decisione politico-amministrativa, se non nella sua fase finale, ma una scelta politica e sociale che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Per questo qualora si ravvisi tale prospettiva questa deve essere fondata su un confronto aperto, trasparente e partecipato, che tenga conto sia delle opportunità di crescita sia delle preoccupazioni legate all’identità e alla rappresentanza locale. Si tratta di un processo prima di tutto culturale - continua Paolizzi - quindi di lungo periodo, che può trovare attecchimento solo nel riconoscimento reciproco di fattori storici e culturali che avvicinano le comunità. Sappiamo che la riduzione dei costi amministrativi, i contributi economici statali e regionali e una struttura amministrativa più solida, nulla possono a fronte dei timori dei cittadini”. Ma - rivendica Paolizzi - “le resistenze hanno fondamento. È innegabile, ad esempio, che fusioni tra Comuni troppo diversi tra loro per dimensioni o caratteristiche possano portare a generare periferie e zone poco rappresentate; che comuni di più ampia dimensione allontanino cittadini ed istituzioni, con la diminuzione del rapporto diretto con gli amministratori. Ed infine esiste anche il senso della perdita di identità locale poiché ciascun comune ha la propria storia le proprie tradizioni e un forte senso di appartenenza che rischiano di attenuarsi all’interno di una nuova realtà più ampia”.

“Non credo che l’ostilità verso la fusione possa essere ricondotta a giudizi sulla incapacità delle nostre comunità di integrarsi o su mentalità ristrette - conclude Paolizzi - anche perché i tentativi falliti di fusione si sono concretizzati in varie parti d’Italia. Penso piuttosto che occorra arrivare al processo amministrativo dopo un’accurata analisi e condivisione con i cittadini che dovranno decidere, senza nascondere che anche dopo una fusione il percorso può essere faticoso poiché presuppone l’unificazione di regolamenti, riorganizzazione degli uffici e sistemi informatici con costi e tempi di adattamento. Certo è che non concordo con processi calati dall’alto ed imposti da esigenze economiche”.

Se la politica discute di confini, le associazioni di categoria guardano alla cassa. Con una capacità di riscossione provinciale ferma al 61%, contro il 70% di Verona, il sistema Polesine appare in affanno. Marco Campion, presidente di Confartigianato Polesine, è perentorio: “Sono sempre stato favorevole alla fusione fra Comuni, soprattutto per riunire i servizi che Comuni piccoli fanno fatica ad avere - spiega senza giri di parole - dobbiamo scindere i servizi dal campanilismo. La nostra chiesa, la nostra piazza e la nostra identità rimangono. Bisogna però diminuire i costi con servizi migliori”.

Sulla stessa linea d’onda Matteo Rettore, direttore della Cna di Padova e Rovigo, che amplia la riflessione. “Fa davvero piacere che si riapra un ragionamento sulla fusione tra comuni in provincia di Rovigo - afferma Rettore - le piccole dimensioni della maggior parte dei Comuni del nostro territorio causano problemi anche alle imprese che non hanno interlocutori amministrativi in grado a volte di rispondere alle domande, non tanto per competenza ma proprio per quantità, perché i piccoli comuni hanno pochi dipendenti e sempre di più si fa fatica anche a rispondere alle esigenze dei singoli cittadini e questo naturalmente facilita il progressivo invecchiamento e spopolamento del nostro territorio. Rivedere l’organizzazione delle amministrazioni, non tanto con lo spirito di criticare quello che c’è oggi, ma con la volontà di provare a creare strutture e strumenti che a livello amministrativo possano rispondere al meglio ai cittadini alle imprese, è sicuramente un passaggio importante per il nostro territorio”. “Siamo disponibili a rimetterci a ragionare anche insieme ai Comuni - conclude Rettore - se davvero ci fosse una volontà che dopo non muoia in sterili contrapposizioni politiche. Meno individualismo, meno campanilismo e, soprattutto, un po’ meno voglia di un finto protagonismo da parte della politica, potrebbero facilitare una struttura amministrativa in grado di far fronte e risolvere grandi problemi”.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Adriano

    26 Gennaio 2026 - 13:48

    Ma non ci servono le impossibili fusioni, ci servono tre Aggregazioni di comunità funzionanti come agenzie leggere di sviluppo territoriale permanente, IPA, CON IL GOVERNO SOCIALE E SANITARIO del territorio ATS, E tre strumenti permanenti veri fondamentali di intervento e vinanziamento dei nostri progetti territoriali.GAL. Il resto son ciacole di bassa lega.

    Report

    Rispondi