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MELARA

“Vandalizzata la nostra storia”

La denuncia di un cittadino: “Cippi divelti e danneggiati, l’amministrazione intervenga”

“Vandalizzata la nostra storia”

Non si tratta di semplici pietre. Per chi vive all’ombra del grande fiume, quegli elementi in cemento o pietra che punteggiano la sommità arginale sono bussole di storia e sicurezza.

Eppure, lungo il tratto che va da Melara a Bergantino, il panorama è desolante. Decine di stanti sono stati divelti, spezzati o resi illeggibili. La denuncia arriva da un cittadino che, con amaro senso civico, punta il dito contro la gestione della manutenzione ordinaria: “Rischiamo di perdere stanti e froldi”.

Per i non addetti ai lavori, i termini potrebbero suonare arcaici, ma la loro funzione è vitale. Gli stanti sono cippi numerati posizionati a intervalli regolari lungo l’argine. Servono come punti di riferimento assoluti per la sorveglianza idraulica, il monitoraggio delle piene e il catasto fluviale. A Melara la serie inizia dallo 0 e arriva fino al 25, prima di passare il testimone all’abitato di Bergantino.

Il froldo, invece, è il punto in cui la corrente del fiume batte direttamente contro l'argine, senza la protezione di una golena. Quelli “di memoria pontificia” risalgono all'epoca in cui lo Stato della Chiesa gestiva le opere idrauliche del Po.

Questi segnali indicano punti critici che richiedono un'attenzione raddoppiata durante le emergenze. Secondo la segnalazione, i responsabili del danneggiamento sarebbero le ditte incaricate dello sfalcio dell’erba.

Nel tentativo di procedere velocemente con i mezzi meccanici, le lame avrebbero urtato e abbattuto i manufatti.

Molti stanti giacciono ora riversi nel fango; in altri, l’erosione causata dagli urti ha reso impossibile leggere il numero identificativo, rendendoli di fatto inutilizzabili per le squadre di soccorso o i tecnici Aipo.

Tra i cippi distrutti ne figura uno di particolare valore simbolico: fa parte dei quattro posizionati subito dopo la tragica alluvione del 1951. “Vederlo ridotto in condizioni pietose non è solo un danno tecnico, è una mancanza di rispetto verso chi quel fiume lo ha subito e poi ricostruito”, commenta il cittadino autore della segnalazione.

Quella pietra non segnava semplicemente una distanza chilometrica, ma il confine tra la paura e la rinascita di un intero territorio.

L'appello ora è rivolto alle autorità competenti affinché non solo vengano ripristinati i segnali necessari alla sicurezza idraulica, ma venga imposta una maggiore cura a chi opera sull’argine.

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