VOCE
POLITICA
27.01.2026 - 19:22
“La credibilità del Comune dipende molto dall’affidabilità dei comportamenti dei soggetti e la visione d’insieme è il frutto di una fiducia reciproca. Fiducia del sindaco nei confronti dei delegati assessori, ma pure viceversa, degli assessori verso il sindaco. Inutile dire che questa ultima fiducia da parte mia è venuta meno”. Dunque è mancata la fiducia, non da parte del sindaco verso un assessore, come avvenuto in precedenza ma da parte dell’ormai ex assessore Giuliana Bregolin nei confronti del sindaco Valeria Cittadin. E’ stata la stessa Bregolin a spiegare le dimissioni comunicate nella notte tra domenica e lunedì via pec al sindaco e agli uffici di palazzo Nodari. Ieri, nel corso di un’attesa conferenza stampa, Bregolin è entrata nel dettaglio delle “motivazioni politiche” che hanno decretato la sua uscita di scena. E la spiegazione non è andata per il sottile: “Non trovo le condizioni ideali per dare un significato che non sia solo tecnico, ma che si traduca in scelte politiche di bilancio e di programmazione”.
Il problema manifestato da Bregolin, pur avendo radici che affondano lontano nel tempo, è deflagrato negli ultimi giorni con la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ossia, “la mancata citazione nella locandina al corso Anutel del 12 febbraio dalle 9 al museo dei Grandi fiumi, per un corso che riguarda i tributi” con, in apertura dei lavori, i saluti affidati al sindaco Cittadin e alla dirigente della ragioneria Nicoletta Cittadin. “La presenza dell’assessore al bilancio e tributi - ha affermato Bregolin - cioè la sottoscritta, viene del tutto ignorata. Sembra una stupidaggine, invece credo sia una mancanza di rispetto istituzionale”. Ma il sindaco ha spiegato come non si tratti di un’iniziativa organizzata dal Comune. “Sì, ma il corso l’ho deliberato io - ha replicato - e la lettura che ho dato io è che comunque ci fosse un assessore al bilancio”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alla dirigente Nicoletta Cittadin tacciata di essere stata quasi un assessore “ombra”.
Il malessere di Bregolin, però, sembra travalicare l’episodio appena citato, che pure ha contribuito, e si allarga anche al rapporto con i consiglieri. “Sono stata la più votata della lista civica (civica Valeria Cittadin sindaco, ndr) anche più del capolista Damiano Sette ma le difficoltà ci sono state anche con i componenti della lista - ha aggiunto Bregolin - con situazioni poco piacevoli nelle quali sono stata ignorata. Di sicuro io sono stata fedele nei confronti dei cinque consiglieri eletti e mi sono sempre confrontata con il capogruppo” anche se “dentro la lista mi sono sempre sentita estranea”.
Un’esperienza, quella dell’ex assessore, che “non mi ha soddisfatto, sia nel metodo che nel rapporto”. Ed è su questi due aspetti che Bregolin ha aperto il vaso di Pandora citando quanto emerso nell’ultimo incontro di maggioranza: “La carenza di metodo. Non sono mai emerse le priorità politiche in modo collegiale. Così io non riesco a lavorare. Pertanto i bilanci fino ad ora presentati sono stati poi modificati da tutta una serie di variazioni di bilancio”, variazioni “non sempre del tutto chiare” ha evidenziato, pur essendo stata lei stessa a sottoporle alla giunta. Gli esempi citati riguardano il contenzioso sulle rette per non autosufficienti che al Comune è costato una variazione da oltre 500mila euro “e le funzioni delegate del Comune verso l’Ulss” come anche “il teatro al quale abbiamo destinato 250mila euro subito e 60mila dopo”, cifre importanti “senza considerare il tema della qualità dell’offerta”. E, ancora, la revoca del Sai “che ha creato confusione” come su altri temi “su cui bisognerebbe confrontarsi riflettere e non dare risposte istintive e populiste”. Tutte cose che alla lunga hanno logorato: “La sottoscritta ha tirato avanti fin che ce l'ha fatta” perché “io non sono abituata a lavorare così” con “priorità a spot, non condivise a livello di coalizione”.
Alla fine, dunque, rimarca, “politicamente, io non ho potuto esprimere granché” e “forse c’è un’altra cabina di regia, anche se non so dire chi, per cui ci sono delle cose che devono essere preconfezionate”. Si potevano affrontare le varie criticità con il sindaco, prima di arrivare alla rottura? “Ci ho provato - ha replicato Bregolin - soprattutto nel primo anno in un incontro tra me, il sindaco e la dirigente ma già lì mi sono sentita bloccata”. Poteva dimettersi prima? “Ho aspettato pensando che l’amministrazione avesse bisogno di rodarsi”. Richieste e istanze che non hanno avuto seguito? “Ho tentato di chiedere delega all’ambiente. L’ho fatto presente ad Andrea Bimbatti che è anche vicesindaco, considerata la faccenda che c’è sempre qualcuno che si mette in mezzo - ha spiegato non senza una punta di sarcasmo - non sono andata direttamente dal sindaco. Invece niente, la sottoscritta era destinata a restare lì, al bilancio”. La chiosa finale è un augurio, piccato, ma pur sempre un augurio: “Se a questa amministrazione e a questa opposizione va bene tutto questo, auguro loro tutto il bene possibile soprattutto per la città di Rovigo”.
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