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Il Comune dice no agli impianti a biomasse

Accolta (con alcune modifiche) la proposta di Ferrari. “Gli uffici informino di ogni istanza”

Il Comune dice no agli impianti a biomasse

No a impianti industriali insalubri di prima categoria nel territorio di Lendinara, che trattino biomasse prodotte da distanze maggiori di 30 chilometri e che usino materiale diverso da quello agricolo. A stabilirlo è il consiglio comunale di Lendinara, che l’altro giorno ha approvato la mozione presentata dal consigliere Moreno Ferrari, con un emendamento proposto dai capigruppo Davide Bernardinello e Alberto Viaro. “Un risultato di sintesi - commenta il sindaco Francesca Zeggio - che l’amministrazione comunale ha trovato in accordo con la minoranza consiliare, per la valorizzazione ulteriore di quanto già previsto dal regolamento ambientale e per dare valore agli impianti che prevedano queste limitazioni nei conferimenti”.

Il consigliere Ferrari ha invitato infatti il consiglio comunale a “esprimere l’indirizzo politico di contrarietà all’insediamento nel proprio territorio di impianti industriali insalubri di prima categoria che trattino biomasse di provenienza esterna al Comune e invitare gli uffici competenti a dare immediata informativa ai consiglieri comunali in caso di deposito di richieste sia di nuovi impianti che di ampliamenti di impianti esistenti”. Questo perché “dal mese di agosto 2025 sul territorio di Lendinara è presente la richiesta di insediamento di un impianto a biomasse di enormi dimensioni per la produzione di idrocarburi in merito al quale nessuna informazione ufficiale è arrivata ai consiglieri comunali in merito alla posizione dell’amministrazione sulla questione e non è stata espressa nessuna posizione ufficiale da parte del consiglio comunale”.

Sulla mozione sono però state fatte alcune precisazioni dal consigliere Davide Bernardinello, che ha poi proposto di approvare un emendamento alla mozione, votato da tutti i consiglieri comunali, con la sola astensione del consigliere Ferrari, che pure si è detto favorevole al compromesso. “L’amministrazione non ha prodotto atti pubblici in merito - ha detto parlando della richiesta dell’agosto dello scorso anno - poiché non vi è stata alcuna istanza concreta da valutare e l’iter si è interrotto sul nascere, verosimilmente anche a seguito delle criticità tecniche sollevate proprio da me durante il tavolo ambientale”.

L’istanza per la costruzione di un impianto di produzione di biometano in via Vegri, infatti, presentata alla Regione Veneto il 25 agosto scorso, non è però stata completata dalla ditta con le integrazioni richieste dalla Regione, che quindi il 23 settembre ha chiuso l’iter, senza che passasse in Conferenza dei servizi dove Lendinara avrebbe potuto esprimersi. L’emendamento è stato quindi proposto “condividendo la necessità di fornire un indirizzo politico chiaro per il futuro, che privilegi la vocazione agricola del territorio rispetto a quella industriale”. “L’obiettivo è circoscrivere l’impatto ambientale e garantire una reale economia circolare a ‘chilometro zero’, evitando che il territorio di Lendinara diventi polo di smaltimento per distretti industriali lontani”.

Ha poi aggiunto: “Noi abbiamo un territorio a vocazione agricola, quindi produciamo delle rimanenze organiche agricole, ma se queste centrali fossero dimensionate in modo adeguato al volume di biomassa che i nostri agricoltori producono, non porterebbero fuori i loro prodotti e potrebbero utilizzarli per fare biometano e metterlo immediatamente in rete, per evitare che ci sia il trasporto, il consumo di carburanti, la struttura non vada ad impattare sull’ambiente e il materiale prodotto sia puramente organico, diciamo agricolo”.

Il consiglio ha quindi espresso come indirizzo politico la “contrarietà all’insediamento nel proprio territorio comunale di impianti industriali insalubri di prima categoria che trattino biomasse prodotte da distanze maggiori di 30 chilometri dal sito previsto”. La biomassa destinata ad alimentare l’impianto, la cui richiesta sarà comunicata ai consiglieri comunali, dovrà provenire “esclusivamente da lavorazioni agricole (escludendo lavorazioni agro-industriali o industriali)” e il digestato prodotto sarà “riutilizzato prioritariamente nelle zone agricole di provenienza delle biomasse stesse”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    29 Gennaio 2026 - 08:08

    gli uomini sandwich saranno contenti...poi sono i primi a dire che nella citta' non arrivano aziende nuove a portare lavoro e occupazione

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