VOCE
l'allarme
28.01.2026 - 21:00
Se si parla di imprese e il Polesine è primo, purtroppo la classifica è al negativo. E’, infatti, il caso della graduatoria nazionale delle province che hanno perso più imprese, nella quale a svettare in testa è, appunto, Rovigo, che nel corso del 2025 ha visto il numero di aziende diminuire di 305 unità.
Questo perché le nuove imprese nate nel corso dell’anno sono state 1.165, mentre quelle cessate sono state 1.470. In percentuale si tratta del -1,24% su un totale di 2.1593 imprese attive. E, in realtà, l’anno scorso era andata pure peggio, con un numero di imprese nate leggermente inferiore, 1.162, e un numero di imprese cessate superiore, 1.512, quindi con un bilancio negativo di -350, pari al -1,39%, stessa percentuale della provincia di Oristano. Oristano che, però, nel 2025 ha invece chiuso con un bilancio in positivo, anche se di appena tre imprese. Vero è che il calo, considerando solo le imprese attive, è ancora più netto: -1,41%.
Nessuna provincia in Italia fa così male, né percentualmente, con la seconda che è Enna con il -0,7%, né in valore assoluto, con Ferrara al secondo posto a -156.
Anche perché, a livello nazionale, con 56.599 in più, si registra una crescita media dello 0,96%. L’area più dinamica risulta il Centro (+1,20%), seguita da Sud e Isole (+1,07%) e dal Nord-Ovest (+1%), mentre il Nord-Est segna la crescita più contenuta (+0,46%). Il Veneto, in particolare, non brilla, con appena 2.114 imprese in più, pari al +0,46. Tra le regioni, il Lazio si conferma la più vivace con un tasso di crescita del 2,07%, seguita dalla Lombardia con +1,41% e dalla Sicilia con +1,34%. A livello provinciale, le performance migliori in termini di tasso di crescita sono quelle di Roma, +2,54%, Milano, +2,37%, e Siracusa, +2,11%. Per quanto riguarda le province del Veneto, prima a livello regionale ma 27esima su scala nazionale è Venezia con 622 imprese in più, il +0,83%, seguita da Verona, 39esima con il +0,67%, Padova, 52esima con il +0,54%, Treviso, 60esima con il +0,44%, Belluno, 62esima con il +0,39% e Vicenza, 69esima con il +0,32%.
A scattare questa foto, che vede il Polesine in ombra, se non proprio al buio, sono i dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio.
In realtà, andando a guardare al dettaglio provinciale, si capisce come a far affondare il Polesine si stata in particolare la crisi nera della pesca, con il granchio blu che ha fatto crollare il numero delle realtà imprenditoriali attive nella molluschicoltura. Delle 1.470 cessazioni, ben 221, infatti, sono nel settore pesca e acquacoltura, in 214 casi imprese individuali, quattro società di persone e tre altre forme d’impresa. E’ comunque il primario in generale ad esprimere le maggiori sofferenze, con altre 225 cessazioni fra coltivazioni, produzioni vegetali e animali. Nel complesso il bilancio del settore primario polesano fra attivazioni, 114, e cessazioni, 549, è pesantissimo, con addirittura 435 imprese perse in un anno, a fronte di un totale di 5.749. Il calo è di ben il -6,68%.
Nell'industria invece la flessione è del -1,38%. Nel manifatturiero polesano, le attivazioni sono state 85 e le cessazioni sono state 148, con un saldo finale di 63 imprese prese ed il totale che cala a 2.044, con il tessile che fa da solo -21.
Le costruzioni contengono i danni, con un bilancio in negativo di 23 imprese , frutto di 133 attivazioni e 156 cessazioni, e con il totale che si attesta a 2.728 con un +0,42%.
Male, invece, il commercio, che continua a segnare il passo: 140 le attivazioni e 254 le cessazioni, con il totale che scende di 114 imprese arrivando a 3.792, segnando il -1,36%. Da notare che, contrariamente a quella che sembra essere la percezione generale, segna il passo anche la logistica: solo tre attivazioni e 28 cessazioni, con un calo di 25 unità che porta il totale a 535.
Cala anche il turismo, con un passivo di 32 imprese, frutto di 39 imprese che sono nate e 71 che sono morte, ed il numero complessivo che scende a 1.359.
Dove sono allora, i numeri che crescono? Soprattutto nei servizi, che da soli assorbono ben 7.446 imprese, con un aumento dell’1,90%, nelle imprese non classificate, con un bilancio complessivo di 392 attività in più.
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