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BRESCIA

Spose bambine: scatta l’interrogazione al Viminale

Le parole dell’Imam arrivano in Parlamento

Spose bambine: scatta l’interrogazione al Viminale

Le dichiarazioni attribuite a un Imam di Brescia sui matrimoni tra adulti e bambine finiscono al centro di un caso politico. Un servizio televisivo andato in onda su Rete 4 ha documentato, attraverso riprese realizzate con microfoni nascosti, affermazioni secondo cui una bambina, dopo il primo ciclo mestruale, potrebbe essere considerata adulta e quindi legittimata al matrimonio. Parole che hanno suscitato indignazione e acceso il dibattito pubblico, fino a raggiungere le aule parlamentari.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta del programma Fuori dal coro, l’Imam, parlando tramite un traduttore a un inviato che si fingeva interessato alla conversione all’Islam, avrebbe sostenuto che una ragazza di nove anni può sposarsi, anche con uomini molto più grandi, se vi è il consenso della famiglia. Nel racconto televisivo vengono riportate anche frasi che descrivono la moglie come “proprietà” del marito e che contrappongono la legge religiosa alle norme dello Stato italiano. Dichiarazioni successivamente smentite dall’Imam davanti alle telecamere, dopo la diffusione del servizio.

Le affermazioni non sarebbero rimaste isolate. Un altro religioso, intervistato nello stesso contesto, avrebbe ribadito una lettura simile, richiamando presunte tradizioni storiche e religiose per giustificare le nozze precoci. Un quadro che, secondo i promotori dell’iniziativa parlamentare, entra in palese conflitto con i diritti fondamentali e con l’ordinamento giuridico italiano.

A portare la vicenda all’attenzione del Parlamento è stata l’onorevole Cristina Almici di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il testo chiede se il Viminale sia informato dei fatti e quali verifiche siano state avviate dalle autorità competenti. Viene inoltre sollecitata una valutazione su eventuali provvedimenti di allontanamento o espulsione nei confronti di cittadini stranieri che, sul territorio nazionale, sostengano o giustifichino l’idea delle cosiddette spose bambine, ritenuta incompatibile con i principi democratici e con la tutela dei minori.

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