VOCE
adria
29.01.2026 - 08:00
“Non siamo qui perché ce lo impone un’istituzione, ma per dovere morale”. Con queste parole il capogruppo Matteo Sacchetto ha aperto, lunedì, la cerimonia al parco degli Alpini di Adria in occasione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino, ricorrenza che commemora anche l’83esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka.
Un momento di silenzio e riflessione che ha riunito i membri del gruppo adriese davanti al cippo commemorativo per ricordare chi ha sacrificato la propria vita “per offrire la possibilità di vivere la libertà”, come ha sottolineato Sacchetto nel suo intervento. La cerimonia si è aperta con il canto “L’ultima notte degli Alpini”, dando voce a una memoria che, come ricordato nel testo introduttivo, “è una neve che non si scioglie”.
Un’immagine potente per rievocare la drammatica ritirata di Russia, il gelo, la fatica e la solidarietà tra uomini che avanzarono insieme perché “tornare indietro non era più possibile”. Davanti alle stele dedicate ai “Caduti, dispersi e morti in prigionia del Csir e dell’Armir”, il pensiero è andato in particolare ai 94 giovani adriesi mai tornati dalla terra di Russia: “Uomini e ragazzi che hanno conosciuto la sofferenza estrema - ha ricordato Sacchetto - senza mai perdere dignità e spirito di corpo”. Nel corso della serata sono stati commemorati anche gli Alpini del gruppo di Adria recentemente scomparsi, Alberto Cuberli, Franco Garbo, Gianni Bernecoli, don Lucio Pollini e Claudio Zanetti, il cui ricordo, è stato sottolineato, “non deve chiudersi in un cassetto, ma diventare memoria viva di ciò che hanno donato come Alpini”. Forte il richiamo al presente e al futuro: “Ricordare non è solo un dovere, ma un impegno verso le nuove generazioni, perché chi dimentica il sacrificio di ieri rischia di smarrire il senso dell’oggi”. La cerimonia si è conclusa con la preghiera del Caduto in Russia, il canto “Io resto qui”, l’ammainabandiera e il tradizionale Silenzio.
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