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estrazioni in Alto Adriatico

"Nessuna rassicurazione dal Governo, mobilitiamoci"

L'appello di Nadia Romeo, parlamentare Pd

"Nessuna rassicurazione dal Governo, mobilitiamoci"

Non sono arrivate le rassicurazioni sperate, in merito alle estrazioni di gas naturale in Alto Adriatico, nel question time alla Camera dei Deputati, che ha visto ieri, mercoledì 28 gennaio, il sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica rispondere all’interrogazione presentata da Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd.

Romeo, in particolare, dopo numerose notizie di stampa sulla possibile ripresa dell’attività estrattiva, concludeva la propria interrogazione del 21 gennaio scorso domandando al ministro: “Quali siano le concessioni eventualmente riattivate e quali quelle nuove, nonché se, per ciascuna di esse, sia stata regolarmente espletata la procedura di verifica preventiva dell’assenza di fenomeni di subsidenza”.

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“Una interrogazione – precisa l’onorevole rodigina – che non muoveva da presupposti ideologici e non aveva intenti polemici, ma, semplicemente, raccoglieva la preoccupazione di un intero territorio e delle sue istituzioni, dei Consorzi di bonifica, del mondo agricolo”

“Quella che ci è arrivata, purtroppo – spiega Romeo – è una risposta tecnica che richiama le normative in essere, ma non fornisce alcuna rassicurazione. Di fatto, una volta annullato dalla giustizia amministrativa il Pitesai, ossia il  Piano per la transizione ecologica sostenibile delle aree idonee alla ricerca di idrocarburi, sono tornate in ballo le concessioni e le istanze precedenti a questo atto. Certo, il ministro, tramite il sottosegretario, ci ricorda che, nel Golfo di Venezia, l’attività estrattiva è vietata a meno che non venga accertata l’assenza di rischi di subsidenza. Ma questo non risponde a ciò che domandavamo, ossia proprio l’esistenza di studi e analisi recenti che escludano questo rischio”.

“La normativa richiamata dal Governo – ha proseguito infatti in aula Romeo - non si limita a enunciare un principio: impone una verifica preventiva dell’assenza di effetti di subsidenza per ogni concessione. Ma su questo punto, nella sua risposta, non c’è alcuna indicazione concreta: né sugli studi effettuati, né sui dati utilizzati, né sui soggetti che li avrebbero svolti. Non dobbiamo poi perdere di vista, per il Polesine, una questione fondamentale: qui i danni si sono già prodotti, i rischi sono già stati provati oltre ogni possibile dubbio. Lo sprofondamento del suolo, ossia la subsidenza, c’è già stato. Qui partiamo da un danno che già si è prodotto, il territorio è già in media due metri sotto il livello del mare”.

“Nel caso del Polesine, infatti, non si parte da una condizione neutra: qui la subsidenza è un fenomeno acclarato, storico, documentato e irreversibile. Il territorio non è a quota zero, ma si trova in media a –2 metri sotto il livello del mare, con punte che superano i –3,5 metri in alcune aree del Delta del Po".

"Questo significa che non esiste alcun “margine di sicurezza”: non si può tornare indietro, non si può sperimentare, non si può rischiare. Ogni nuova attività estrattiva, in un contesto già strutturalmente compromesso, non è una semplice scelta energetica, ma un atto che comporta una responsabilità diretta sulla tenuta fisica del territorio. Chi si assume la responsabilità politica e istituzionale di creare problemi seri e potenzialmente irreversibili di stabilità, sicurezza idraulica e protezione del suolo?”.

 “Ciò che chiediamo, senza avere avuto, per oggi, alcuna rassicurazione – anzi – è che il Polesine non venga, ancora una volta, sacrificato sull’altare di un presunto ‘interesse nazionale’. Perché è indubbio che, per la nostra provincia, i benefici economici delle estrazioni sarebbero infinitamente inferiori ai danni provocati dalle conseguenze di queste. Si aggraverebbero danni già permanenti, per riprendere una attività destinata ad una produzione energetica solo per un anno di produzione, come ci è stato indicato dai Consorzi”.

“E’ necessaria, allora – chiude Romeo - una mobilitazione di tutto il territorio e di tutti gli esponenti politici e istituzionali per evitare che questo scenario allarmante possa concretizzarsi, che un danno già devastante ed esistente venga aggravato. Mi auguro, davvero, che, con i fatti, anche gli altri rappresentanti del Polesine facciano sentire forte e chiara la loro voce e prendano posizione”.

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