VOCE
29.01.2026 - 21:00
Parco del Delta del Po, al centro il futuro sostenibile, presentati i progetti “Mappe e Campus”.
Un importante momento di confronto e divulgazione si è svolto nella sede del parco regionale del Delta del Po, dove amministratori, tecnici e operatori si sono riuniti per un workshop dedicato a due progettualità strategiche: i progetti “Res Mab” e “Campus”. L’incontro, presentato dal direttore del Parco Pako Massaro, ha rappresentato un’occasione preziosa per condividere conoscenze, visioni e strumenti utili a costruire un modello di sviluppo sempre più sostenibile, integrato e partecipato.
La giornata ha visto relatori i docenti dello Iuav e dell’Università di Padova, a capo degli studi.
“Il parco del Delta del Po è oggi riconosciuto come una delle riserve di biosfera più rilevanti dell’intero bacino del Mediterraneo - ha sottolineato Pako Massaro diretto dell’Ente parco regionale Delta del Po Veneto - Non si tratta solo di un primato simbolico: il territorio è stato infatti selezionato, insieme ad altre sette riserve, come laboratorio di studio per comprendere come saranno le città e le infrastrutture del futuro in un contesto segnato dai cambiamenti climatici. In questo quadro si inserisce il progetto europeo che mira a individuare linee guida capaci di coniugare crescita economica, qualità della vita e tutela degli ecosistemi”.
Particolare attenzione è stata posta al ruolo dei portatori di interesse locali, chiamati a contribuire attivamente ai processi decisionali. Il Delta del Po si propone come modello di riferimento per l’intero Mediterraneo, dimostrando come sia possibile far convivere economia, lavoro e sostenibilità”.
Grande rilievo è stato dato anche alla dimensione internazionale: dal 18 al 23 maggio Rosolina Mare ospiterà la conferenza mondiale dei giovani delle riserve di biosfera Unesco. Ben 142 Paesi invieranno delegazioni giovanili nel Delta del Po, dove verrà elaborato un documento programmatico con validità decennale. Un evento di portata storica che conferma il ruolo centrale del territorio polesano nelle politiche ambientali globali e nel dialogo tra nuove generazioni.
Il progetto “Campus” si concentra sull’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso strumenti di monitoraggio, pianificazione e gestione del territorio. Grazie all’uso di sensori ambientali e a specifiche analisi scientifiche, vengono studiati parametri fondamentali, in particolare lungo la fascia costiera, per valutare gli effetti del clima e individuare soluzioni di resilienza. L’obiettivo è costruire piani di adattamento duraturi, capaci di rispondere alle fragilità del territorio valorizzandone al tempo stesso le peculiarità naturali.
Il secondo progetto, “Res Mab”, metta al centro la ricerca di un equilibrio dinamico tra l'uomo e l'ambiente. Non si tratta di “recintare” la natura per proteggerla dall'uomo, ma di imparare a viverci all’interno in modo sostenibile.
Il programma individua aree marine e terrestri chiamate riserve della biosfera. Queste zone fungono da “laboratori a cielo aperto” dove si testano soluzioni per conciliare la conservazione della biodiversità con lo sviluppo economico. Cinque i pilastri su cui si fonda la strategia: governance partecipata, identità culturale, conservazione, sviluppo sostenibile e interfaccia economico-logistica. Il territorio viene così suddiviso in macroaree con funzioni diverse, dove alla tutela degli ecosistemi si affiancano economia blu, turismo sostenibile, mobilità e innovazione.
Si è parlato di ostricoltura nel Delta come una risorsa che nei prossimi anni sarà determinante per lo sviluppo economico ed ecosostenibile. I numeri confermano il potenziale: tra il 2022 e il 2025 la produzione di ostriche è cresciuta del 250%, con un ulteriore +150% solo nell’ultimo anno. Oggi il Delta del Po copre circa l’1% del fabbisogno nazionale, un dato che lascia intravedere ampi margini di crescita. Ma il nodo principale resta la commercializzazione: i produttori riescono a coltivare, ma faticano a raggiungere i mercati. Per questo sono previsti corsi di formazione, supporto alle competenze e sviluppo di un business model condiviso, in collaborazione con università e associazioni di categoria.
Solo, però, attraverso una visione comune e una gestione integrata sarà possibile affrontare le sfide future e trasformare il Delta del Po in un vero laboratorio di sostenibilità, in grado di offrire risposte concrete ai cambiamenti climatici e nuove prospettive di sviluppo per le generazioni che verranno.
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