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Al Levi in cattedra c’è il Boss

Arte, diritti e coscienza civile pilasti di “Il mio Nebraska-Quando la musica interroga la legge”

Al Levi in cattedra c’è il Boss

Quando la musica interroga la legge: “Il mio Nebraska”, un progetto che unisce arte, diritti e coscienza civile.

Al Primo Levi è nato il progetto didattico “Il mio Nebraska -Quando la musica interroga la legge”, un percorso che utilizza la musica e le arti figurative come strumenti di conoscenza, riflessione e consapevolezza. Lo spunto iniziale del progetto, che ha coinvolto la quinta dell'indirizzo scienze umane, è nato dalla uscita del biofilm “Deliver me from nowhere”, che, come spiegano dall'istituto superiore, “ha riportato l’attenzione sul contesto umano e creativo di Bruce Springsteen da cui è nato Nebraska, album nato non da una pianificazione ma da una urgenza: raccontare senza filtri il buio come condizione di certa umanità”.

“‘Nebraska’ di Bruce Springsteen, con la sua essenzialità sonora e narrativa, racconta storie di marginalità, solitudine, fallimento e speranze spezzate - racconta il docente Aldo Guarnieri - Canzoni che sono racconti che parlano di individui spesso invisibili, sospesi ai margini della società e delle promesse su cui essa si fonda. Storie di esseri umani che cercano di sopravvivere nel buio - prosegue - involontari artefici di riflessioni sulla natura del male, sulla solitudine e sulla assenza di senso in una giustizia e in una società che spesso emarginano i suoi figli ‘perduti’. Proprio per questo, ’Nebraska’ si presta a essere letto non solo come opera artistica, ma come documento umano e sociale, capace di porre domande radicali sul rapporto tra individuo, Stato, legge e responsabilità collettiva”.

Attraverso la traduzione delle canzoni - svolta in collaborazione con la docente di lingua inglese, Marianna Fiocco - gli studenti hanno compiuto un primo esercizio di ascolto e di interpretazione.

“Il collegamento tra i testi di Springsteen, i diritti umani e i principi della Costituzione - aggiunge il docente - ha permesso agli studenti di cercare dentro di loro quelle risposte e quei giudizi volutamente non dati dall’artista, confrontandosi con interrogativi. Ogni brano è stato da loro introdotto con una immagine, rigorosamente in bianco e nero in richiamo alla copertina dell’album, poi valutata dalla docente di arte, professoressa Silvia Tocchio, al fine di offrire, grazie all’arte figurativa, una ulteriore chiave di accesso alla comprensione delle storie raccontate. I lavori, elaborati a casa, sono stati poi esposti e discussi in classe, trasformando il momento della restituzione in un’occasione di confronto critico”.

“‘Il mio Nebraska’ non è solo un esercizio scolastico - termina Guarnieri - ma un invito a guardare il mondo con maggiore attenzione, a riconoscere le fragilità che lo attraversano e a interrogarsi sul ruolo che ciascuno di noi ha nella costruzione di una società più giusta e consapevole”.

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