VOCE
Il racconto
30.01.2026 - 08:30
Anziano con varie patologie e declino cognitivo, l’Ulss: “Paziente seguito dall’assistenza domiciliare”
La difficoltà di gestire una situazione sanitaria complessa fra le mura di casa. E uno sfogo amaro: “La sanità ha bisogno di una svolta per aiutare le famiglie nel concreto”. A dirlo, una residente a Lendinara, che in queste ultime settimane si è trovata in grave difficoltà con un’emergenza sanitaria che ha coinvolto il suocero, anziano, con numerose patologie e declino cognitivo: secondo il suo punto di vista sarebbe stato necessario un ricovero che è arrivato solo dopo un secondo viaggio al pronto soccorso, a distanza di un giorno. Da qui la sua constatazione amara. Anche se, secondo la precisazione dell’Ulss Polesana, si tratterebbe di un caso gestito secondo quelli che sono i protocolli. Quello che forse, si è sentita mancare da parte della famiglia, è stata probabilmente la “comprensione” dal punto di vista “umano” più che prettamente “sanitario”.
L’anziano, seguito dall’Adi, l’assistenza domiciliare integrata, dopo l’ultimo ricovero all’ospedale di Rovigo per un intervento, ha infatti iniziato ad accusare un forte malessere nel corso del fine settimana, apparendo smarrito e confuso ai familiari che lo accudiscono. Per questo hanno immediatamente chiamato la guardia medica, che, vista la situazione, ha richiesto l’intervento del 118 e l’anziano è stato portato al pronto soccorso di Rovigo. La signora ha accompagnato il suocero, definito “ingestibile”, al quale, precisa, “hanno deciso di fare una tac alla testa per cui gli hanno dato una piccola flebo calmante, non lo hanno idratato”.
Vista la situazione, si sarebbe aspettata un ricovero, “ma il dottore - racconta - ha detto che dato che non c’erano gli estremi per il ricovero, non potevano tenerlo su e mi ha detto che non era un problema suo se io non ero in grado di gestire la situazione a casa”. L’anziano è stato quindi rimandato a casa “con impegnativa di visita geriatrica entro 10 giorni e gli ha ordinato gocce e antibiotico: anche quelli dell’ambulanza si sono meravigliati”.
Il giorno successivo, però, quando l’operatrice dell’Adi si è presentata a casa per la regolare visita, “ci è rimasta malissimo a vederlo così, molto peggiorato rispetto a come l’aveva lasciato il giovedì”. Poi, dopo la sua visita, dato che l’uomo non manifestava segni di miglioramento, la signora ha richiamato il 118 e gli operatori li hanno indirizzati a Trecenta. “Un quarto d’ora dopo - aggiunge - il medico del pronto soccorso ci ha detto che lo avrebbero ricoverato perché disidratato. Ho chiesto allora perché il giorno prima non lo avessero ricoverato, visto che era nella stessa situazione, e addirittura ci hanno detto che la situazione è abbastanza grave e si trova in isolamento preventivo”. La signora ha quindi provato a mettersi in contatto col medico di Rovigo “e mi hanno detto che se aveva firmato per la dimissione c’era un motivo”. L’amarezza, dunque, è forte: “Ma tienilo dentro una notte”, commenta.
Da parte dell’Ulss Polesana arrivano delle precisazioni, a cominciare dal fatto che non fosse stato idratato al momento del primo accesso al pronto soccorso, essendo stata somministrata all’anziano una flebo che aveva anche quella finalità. “Con riferimento alla segnalazione - si precisa - abbiamo provveduto a verificare le cure prestate presso il pronto soccorso di Rovigo che sono apparse adeguate al caso, così come la dimissione visto che si tratta di un paziente noto alle cure domiciliari e da tempo seguito in Adi. Abbiamo inoltre sentito il reparto ove il paziente è attualmente degente e appreso che sta continuando la medesima terapia domiciliare. In questi giorni sono in fase di rivalutazione le modalità di assistenza territoriale al paziente e di supporto alla famiglia”.
ROVIGO - Un bando per 85 posti da infermiere. E 183 candidati ammessi. E’ il primo passaggio del maxiconcorso di Azienda zero per 916 posti, a tempo pieno e indeterminato, di infermiere. Numeri che indicano una “fame” di infermieri nelle strutture sanitarie pubbliche, che forse grazie a questo concorso sarà, se non del tutto, in gran parte “saziata”: oltre a quelli per l’azienda sanitaria polesana ci sono 110 posti all’Ulss 1 Dolomiti, 100 all’Ulss 2 Marca Trevigiana, 80 all’Ulss 3 Serenissima, 100 all’Ulss 4 Veneto Orientale, 30 all’Ulss 6 Euganea, 110 all’Ulss 7 Pedemontana, 100 all’Ulss 8 Berica, 10 all’Ulss 9 Scaligera, 120 all’ospedale universitario di Padova, 70 all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e uno all’ Istituto Oncologico Veneto. Il bando si è aperto il 17 dicembre e si è chiuso il 15 gennaio. Ora è terminata la verifica dei titoli, con la comunicazione degli ammessi. In tutto, 2.837 candidati. Sembra un numero molto alto, quasi a testimoniare una grande vitalità della professione infermieristica, anche se purtroppo i numeri possono trarre in inganno. Intanto perché nel conto c’è anche chi ha da poco terminato il concorso di studio e deve passare dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato e poi perché si tratta per lo più di infermieri che migreranno da altre strutture, soprattutto istituti per anziani, con una traslazione del “problema”. Nel bando si specifica che “la scelta della sede al momento dell’assunzione compete all’azienda nella cui graduatoria il candidato sarà utilmente collocato sulla base delle esigenze della medesima al momento dell’utilizzo della graduatoria: la rinuncia a prestare servizio a tempo indeterminato nella sede proposta comporta l’immediato depennamento del nominativo dalla graduatoria ad ogni conseguente effetto”. Tutto è bene quel che finisce bene? In realtà, sono proprio i numeri a confermare le difficoltà di reperimento di infermieri: nel 2020 ci sono stati 5mila candidati per 190 posti, un anno fa 2. 825 per 640.
F.C.
E. F.
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