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ulss 5 polesana
30.01.2026 - 18:23
L’azienda sanitaria Ulss 5 Polesana ha dato avvio alla cura dell’insufficienza mitralica attraverso un nuovo programma di trattamento per via percutanea, quindi mini invasiva, ampliando ulteriormente il panorama delle cardiopatie valvolari, che vengono curate per via transcatetere - senza tecniche chirurgiche tradizionali presso l’ospedale di Rovigo.
Questo traguardo costituisce un altro tassello di crescita del percorso di trattamento per via percutanea, cioè senza il classico intervento cardiochirurgico a “cuore aperto” e senza incisioni chirurgiche della cardiopatia strutturale, e in particolar modo delle valvulopatie, intrapreso, nell’azienda sanitaria polesana, già due anni fa, con l'introduzione della procedura Tavi (transfemoral aortic valve implant). La Tavi, che è la sostituzione della valvola aortica per via transfemorale, cura la stenosi valvolare aortica, una progressiva chiusura della “porta” principale del cuore con conseguente difficoltà del sangue a defluire nel vaso principale del nostro organismo cioè l’aorta.
La valvulopatia aortica rappresenta la forma più comune tra le malattie che colpiscono le valvole del cuore con una prevalenza in Veneto del 4.6% nei pazienti ultra 75enni, che sale a oltre l'8% dopo gli 85 anni.
Il trattamento Tavi viene ormai eseguito regolarmente dai cardiologi interventisti dell’Ulss 5, in collaborazione con i centri Hub di Padova e Verona, registrando un tempo medio di degenza pari a 3 giorni con pieno recupero dell’autonomia anche per i pazienti più anziani. Lo spiega bene il cardiologo che rende possibile tutto questo, Massimo Giordan: “Siamo stati il primo centro nel panorama nazionale ad attivare questo tipo di percorso che permette di curare anche questo tipo di malattie con presa in carico diretto del paziente presso l’Uo Dpt di cardiologia interventistica tanto che tale modello sta risultando ispiratore per numerose altre aziende sanitarie a livello nazionale. Oltre a essere logisticamente e psicologicamente favorevole per i pazienti, non più costretti a un ricovero, in un centro Hub lontano da casa, questo percorso garantisce, a tutti gli effetti, ai cittadini del nostro territorio un’assoluta equità di cure e di trattamento, per chi vive e gravita su aree dove non insistono strutture ospedaliere universitarie o strutturalmente più complesse”.
In questo quadro si inserisce anche il trattamento della seconda patologia valvolare più comune, ovvero l'insufficienza mitralica. “Nel cuore oltre alla porta rappresentata dalla valvola aortica ci sono altre porte, una di queste è la valvola mitrale, che permette al sangue di passare dalla camera superiore alla camera inferiore del cuore - spiega il dr Giordan - Quando la valvola mitrale non chiude bene, una parte del sangue torna indietro invece di defluire in avanti come dovrebbe. Il cuore si trova quindi di fronte ad un lavoro più impegnativo del normale e solo parzialmente efficace tanto che il paziente può accusare stanchezza, fiato corto, gambe gonfie o il cuore che batte in modo irregolare con conseguente disagio importante nella vita di tutti i giorni. Come la stenosi valvolare aortica, siamo in presenza di una prevalenza crescente nei soggetti anziani, circa 7-8% tra gli ultra 65enni. Pochi giorni fa, il delicato intervento di correzione della patologia mitralica è stato eseguito dal dottor Massimo Giordan e dal dottor Fabio dell’Avvocata su una paziente non trattabile con il classico approccio cardiochirurgico per la presenza di significative comorbidità. Analogamente alla procedura di Tavi, l’intervento è stato eseguito per via percutanea, quindi senza nessun tipo di incisione chirurgica sul torace, presso le sale angiografiche del reparto di Cardiologia Interventistica”, spiega il responsabile Massimo Giordan.
“La procedura, eseguita in presenza di un'equipe multidisciplinare, supportati dal valente personale infermieristico e tecnico nonché dai colleghi anestesisti ed ecocardiografisti, ha conseguito un ottimo risultato con la completa risoluzione dell'insufficienza valvolare mitralica - spiega il direttore sanitario Carla Destro - La paziente dopo l’immediato risveglio subito al termine della procedura è stata riportata nel sua stanza di degenza presso l’unità operativa di cardiologia, con mobilizzazione e ripresa delle normali attività da parte della stessa, già in serata”.
“Un doveroso ringraziamento allo staff del dottor Giordan e a tutti coloro che hanno reso possibile questi percorsi di fondamentale importanza per servizi equi, efficaci, e vicini a dove vivono il paziente e i suoi familiari”, conferma il direttore Generale Pietro Girardi.
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