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L’analisi

Artigiani, il 20% pronto a lasciare

“Le istituzioni devono dare il loro supporto , il rischio è la desertificazione economico-produttiva”

Artigiani, il 20% pronto a lasciare

Più di un imprenditore artigiano su cinque in Polesine, sta valutando di smettere entro i prossimi 5 anni. Un dato preoccupante, in prospettiva, per una provincia che fra 2014 e 2024 ha perso quasi un’azienda artigiana su tre, che emerge da un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo che ha condotto un sondaggio diretto su di un ampio campione di imprese associate.

E’ la stessa Cna a spiegare che alla domanda “Tra quanti anni pensa di smettere di lavorare o ridurre molto il tuo impegno in azienda?” il 4,80% degli imprenditori ha risposto “tra meno di 2 anni”, il 16,7% “tra 2 e 5 anni”, il 14,3% “tra 5 e 10 anni”. Chi invece non ci ha “mai pensato” è comunque il 64,3% del totale dei rispondenti. E se la voglia di fare impresa rimane forte, i segnali di stanchezza non possono che allarmare, tanto più in un contesto in cui, nel Polesine, il numero delle localizzazioni d’impresa attive, 27.267 secondo dati di Unioncamere e Ministero del Lavoro, sono risultate in calo di ben il 2,2% tra il terzo trimestre 2025 e il terzo trimestre 2024. Polesine che, come attestano i dati Mopvimprese, nel 2025 è stata la provincia che ha perso più attività imprenditoriali in Italia, sia in percentuale che in valore assoluto.

“Un trend che si registra ormai da anni, quello della riduzione del numero delle imprese attive”, rimarca Cna Padova e Rovigo, che spiega, appunto di essere “impegnata da tempo in percorsi volti a garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale nelle imprese. Una scelta che mira non solo a garantire la salubrità del tessuto economico locale ma anche al mantenimento sul territorio di know how strategici”.

Proprio a proposito delle strategie che gli imprenditori pensano di mettere in campo per assicurare un futuro alla propria impresa l’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo ha scelto di interrogare gli artigiani. “Al netto di chi non si è ancora posto la questione di un proprio ritiro, il 33,3% dei rispondenti - si legge nell’analisi Cna - solo l’11,9% del campione vorrebbe passare l’azienda ad un familiare mentre il 16,7% spera di poterla cedere a qualcuno fuori dalla famiglia. Nessuno, lo 0% del campione, ha dichiarato di volere semplicemente chiudere i battenti ma il 38,1% ancora non ha idea di come muoversi”.

Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo, rimarca: “Per venire incontro ai nostri associati e per dare risposte concrete sia in termini di continuità aziendale che di passaggio generazionale, già da tempo Cna Padova e Rovigo ha messo in campo una serie di attività e di servizi di informazione e sensibilizzazione per le imprese. Stiamo implementando servizi di networking e di incontro tra imprenditori e imprese dello stesso settore per favorire il dialogo, condividere esperienze e favorire progetti eventuali di aggregazione. Nel frattempo abbiamo istituito servizi dedicati all’accompagnamento delle imprese nei passaggi necessari alle varie forme di passaggio generazionale, sia interne all’ambito familiare sia esterne (con l’eventuale coinvolgimento dei dipendenti), e forniamo servizi di supporto alla valutazione delle imprese e dei loro asset. Si tratta di un sistema di servizi che riteniamo strategico per supportare uno sviluppo del territorio ma il nostro impegno, da solo, non è sufficiente”.

Poi, lancia un appello: “Le istituzioni devono supportare il tessuto imprenditoriale così da permettere ai giovani, anche a quelli che lavorano in azienda, di trovare una motivazione concreta nel passaggio da dipendente a imprenditore. Ci vogliono scelte coraggiose che garantiscano un adeguato accompagnamento finanziario, semplificazione dei processi e delle procedure. A questo si deve integrare un sistema adeguato di supporto allo sviluppo di cui possano beneficiare tutte le imprese: un supporto fatto di sburocratizzazione, accesso facilitato ai finanziamenti, defiscalizzazioni, incentivi agli investimenti e così via. Il rischio altrimenti è quello di un impoverimento progressivo dei nostri territori e delle nostre comunità che può portare alla desertificazione economico-produttiva”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    01 Febbraio 2026 - 09:39

    nesuno si chieede i perchè?? chiedete a qualsiasi artigiano quante incombenze si tra al all'anno...al semestre...trimeestrali...al mese...magari informatevi...

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