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L’elezione

Palazzo Celio, oggi il presidente

Sfida fra Ferrarese e Paolizzi nel voto di secondo grado con il meccanismo del voto ponderato

Palazzo Celio, oggi il presidente

Già stasera 1° febbraio si conoscerà chi sarà il presidente della Provincia di Rovigo per i prossimi quattro anni, sempre che nel frattempo non arrivi la nuova riforma. Ad eleggerlo saranno i 50 sindaci della provincia ed i 574 consiglieri di tutti i Comuni del territorio provinciale, per un totale di 624 aventi diritto al voto. La Provincia, infatti, dopo la contestata riforma Delrio del 2014, è diventato un ente elettivo di secondo grado. A poter essere eletti, invece, sono solo i sindaci. Il presidente dura in carica quattro anni, a differenza del consiglio provinciale, eletto sempre da sindaci e consiglieri, che invece ha una durata di mandato biennale. L’ultima elezione del consiglio provinciale è stata il 29 settembre 2024, il presidente invece è stato eletto il 19 dicembre 2021.

A sfidarsi in questa tornata sono il presidente uscente Enrico Ferrarese, sindaco di Stienta, sostenuto da tutte le forze di centrodestra, ed Elena Paolizzi, sindaco di Bosaro, che ha il sostegno di tutto il centrosinistra, dal Pd ai civici, salvo qualche defezione. Dovuta alla “storia”. Perché, in effetti, quattro anni fa Ferrarese era stato sostenuto proprio da una coalizione che vedeva insieme la Lega e i civici di centrosinistra, contrapposto al candidato di Forza Italia, Pd e FdI Gian Pietro Rizzatello, sindaco di Costa. Tant’è vero che, in vista di questa nuova tornata in prima battuta, vista la convergenza di Forza Italia e FdI su Ferrarese, che era balenata l’idea di una candidatura unitaria, viste anche le limitate funzioni della Provincia, proprio dopo la riforma Delrio. Poi il centrosinistra ha deciso di puntare su una candidatura propria, “identitaria”. Nonostante i numeri siano tutt’altro che favorevoli, perché nella platea elettorale il centrodestra è nettamente maggioritario e, trattandosi di un voto di “politici”, la capacità di spostare voti già incasellati e le sorprese sono generalmente molto ridotte.

L’unico seggio elettorale, a Palazzo Celio, sarà aperto dalle 8 alle 20. A seguire, inizierà lo scrutinio. Abbastanza veloce visto il numero ridotto di schede e i due unici candidati.

Tuttavia, a complicare le cose, c’è il particolare sistema di ponderazione del voto. Ovvero il meccanismo utilizzato per rapportare il peso del voto di un sindaco o consigliere al numero di abitanti. In pratica i Comuni sono divisi in quattro fasce: sindaci e consiglieri dei 31 Comuni al di sotto dei 3mila abitanti, avranno una scheda di colore azzurro, che ha un indice di ponderazione di 67, per quelli dei dieci Comuni fra 3mila e 5mila abitanti la scheda è arancione e l’indice di ponderazione è 127, i rappresentanti dei tre Comuni fra 5mila e 10mila abitant avranno una scheda di colore griglio che “pesa” 261, per i conque Comuni fra 10mila e 30mila abitanti, la scheda invece è rossa e ha un indice di ponderazione di 339, infine l’unico comune sopra i 30mila abitanti, Rovigo, vedrà consiglieri e sindaco votare con una scheda verde, che ha un indice di ponderazione di 664.

Ma cos’è questo indice di ponderazione? E’ il numero per il quale viene moltiplicato il numero di voti per ciascuno dei colori di scheda: una preferenza espressa con una scheda azzurra vale 67 “voti” e una scheda verde ben 664. Al di là del meccanismo matematico, si capisce bene quale sia lo scopo se si considera che i 339 sindaci e consiglieri dei 31 Comuni più piccoli rappresentano in tutto 52mila abitanti, il 22,7% dei residenti del Polesine. Se il loro voto valesse come quello di Rovigo, ci sarebbe una sproporzione di rappresentanza, trattandosi, appunto, di elezioni di secondo grado e non di elezione diretta. Il voto di un consigliere di Rovigo, pesa quindi quasi dieci volte tanto, perché il sindaco e i 32 consiglieri rappresentano 50mila abitanti, pari al 21,9% dell’intera popolazione provinciale.

Questo sistema di ponderazione, dunque, serve per far sì che ogni cittadino polesano sia rappresentato con uguale peso in questa elezione nella quale non è lui stesso a votare ma i suoi rappresentanti.

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