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Nyx, la prova del rientro che rilancia l’Europa nello spazio

A Roma il test decisivo della capsula riutilizzabile

Nyx, la prova del rientro che rilancia l’Europa nello spazio

In meno di un minuto si concentra una scena che vale anni di progettazione. Sopra una lunga vasca d’acqua, una capsula conica viene rilasciata da un carro ponte e precipita con violenza, colpendo la superficie in un impatto secco e controllato. È il test di splashdown della Nyx, modello in scala della capsula spaziale riutilizzabile sviluppata da The Exploration Company, passaggio chiave per il futuro del rientro orbitale europeo.

La prova si è svolta a Roma, all’Istituto di Ingegneria del Mare del Cnr, e rappresenta una tappa critica nella validazione dei modelli di progettazione. Il prototipo, in scala uno a quattro, riproduce fedelmente la geometria e le dinamiche della capsula finale, destinata a riportare sulla Terra carichi dallo spazio e, in prospettiva, astronauti. I sensori installati sulla superficie hanno registrato le pressioni generate all’impatto, fornendo dati essenziali per affinare le simulazioni numeriche del rientro atmosferico.

La Nyx è concepita come un veicolo modulare e riutilizzabile per l’orbita bassa terrestre. Nella configurazione definitiva avrà un diametro di circa quattro metri e potrà trasportare fino a 2,6 tonnellate di carico pressurizzato, protetto da una struttura pensata per resistere alle temperature estreme del rientro. Il progetto punta su un’architettura flessibile, compatibile con diversi lanciatori pesanti, una scelta che amplia le possibilità operative e commerciali del sistema.

Il rientro rappresenta la fase più complessa dell’intero profilo di missione. A differenza dell’esplorazione spaziale tradizionale, orientata a satelliti destinati a restare in orbita, la Nyx nasce per tornare indietro, integra e pronta a essere riutilizzata più volte. È qui che si misura il divario tecnologico che l’Europa tenta di colmare: controllare forze, sollecitazioni e dinamiche finora poco esplorate nel panorama continentale.

Dopo le verifiche idrodinamiche, il programma entrerà in una fase di test ancora più severi. Il modulo pressurizzato sarà sottoposto a carichi estremi per garantirne l’integrità strutturale nel vuoto spaziale, seguiranno prove di vibrazione e le certificazioni di sicurezza richieste dalle agenzie internazionali. Una corsa contro il tempo che guarda a un traguardo preciso: raggiungere l’orbita entro il 2028 e agganciare le ultime finestre operative della Stazione spaziale internazionale prima della sua dismissione.

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