VOCE
adria
03.02.2026 - 20:00
In vista della manifestazione contro le trivellazioni programmata dal sindaco Massimo Barbujani, il dibattito politico nel Polesine si fa sempre più acceso. In questo contesto si inserisce la presa di posizione del gruppo di minoranza di Adria Ibc che interviene sul significato e sui limiti delle mobilitazioni annunciate e già programmate sul territorio.
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Per il movimento, “il ritorno ciclico dell’ipotesi di trivellazioni riapre una ferita mai rimarginata in un’area che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di subsidenza, fragilità ambientale e sicurezza idraulica”. Negli anni, ricordano dal direttivo, il Polesine ha saputo reagire con una forte mobilitazione dal “basso”. Comitati, associazioni e cittadini hanno animato manifestazioni e iniziative pubbliche che hanno avuto un ruolo fondamentale nel tenere alta l’attenzione su una minaccia respinta con decisione dal territorio. Ibc riconosce il valore delle manifestazioni come strumenti democratici e legittimi, ma avverte che oggi non sono più sufficienti.
“Alla mobilitazione civile - si legge nella nota - deve seguire una risposta politica all’altezza”, fatta di atti scritti e scelte che incidano realmente sui processi decisionali nazionali. E’ su questo piano che il movimento chiama in causa le responsabilità di chi governa. In particolare, nel mirino finisce il sindaco Barbujani, promotore in queste settimane della manifestazione programmata per il 21 febbraio e di un ordine del giorno che verrà presentato giovedì in consiglio comunale. Secondo il movimento, però, la credibilità di questa azione politica è messa in discussione dal contesto istituzionale.
“A tre anni dall’ultima grande mobilitazione - sottolinea Ibc - il territorio è ancora esposto allo stesso rischio. Non per mancanza di partecipazione dei cittadini, ma per l’assenza di atti politici risolutivi”. Da qui una serie di interrogativi diretti rivolti al primo cittadino: “quali impegni formali sono stati pretesi dai referenti parlamentari e governativi? Quali iniziative legislative sono state sostenute per arrivare a un divieto definitivo delle estrazioni nel Polesine?".
Domande che, secondo il movimento, restano senza risposta. Il timore espresso è che il sostegno alle manifestazioni, se non accompagnato dal coraggio di mettere in discussione i propri alleati politici, rischi di trasformarsi in una rassicurazione di facciata, efficace sul piano comunicativo ma inutile sul piano della tutela reale del territorio: “Il Polesine - conclude il movimento - non ha bisogno di parole di circostanza, ma di scelte chiare, scritte nero su bianco e difese fino in fondo”.
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