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“Subsidenza, rischio troppo alto”

Braco: “Il Polesine ha già dato tanto, per tenere il territorio all’asciutto servono milioni ogni anno”

“Subsidenza, rischio troppo alto”

Subsidenza e nuove estrazioni: servono scienza, responsabilità e garanzie per il territorio. Di fronte all’ipotesi di riattivare le estrazioni di idrocarburi nel territorio polesano, il consorzio di bonifica Adige Po ritiene fondamentale fondare il confronto pubblico su basi scientifiche e analisi tecniche indipendenti, evitando derive ideologiche e garantendo un confronto serio e responsabile che ponga al centro la sicurezza delle comunità e la sostenibilità delle scelte.

Il consorzio spiega che tra il 1938 e il 1964 l’estrazione di metano in Polesine e nelle aree limitrofe, ha sostenuto la ricostruzione nazionale, ma ha generato un fenomeno di subsidenza indotta senza precedenti: un abbassamento del suolo di natura geomeccanica, ormai largamente documentato in numerosi studi. Nel caso polesano, la struttura del sottosuolo ha amplificato gli effetti dei prelievi. Le campagne di misura dell’epoca e le analisi successive hanno registrato cedimenti superiori al metro e, in aree specifiche, oltre tre metri. A livello idraulico, la subsidenza ha alterato in modo permanente il delicato equilibrio tra pianura, falde e mare, innalzando la vulnerabilità del territorio, ossia esponendolo ad allagamenti, a infiltrazioni saline, a lentezza di deflusso e alla compromissione dei manufatti idraulici e della rete scolante. Oggi - continua - questo territorio risulta mediamente soggiacente di circa 2 metri rispetto al livello del mare e dipende integralmente dal funzionamento continuo di impianti idrovori per lo scolo e da impianti di derivazione per l’irrigazione e l’approvvigionamento idrico. Il solo consorzio Adige Po sostiene circa 3,8 milioni di euro l’anno in costi energetici, una quota che rappresenta il 25% del bilancio.

Sono dati che descrivono non solo una fragilità idraulica, ma anche un gap strutturale ed energetico. Il presidente Branco richiama l’importanza di un approccio tecnico e costruttivo, fondato su responsabilità condivise: “Il nostro territorio ha già pagato un prezzo altissimo. Non siamo chiamati a uno scontro ideologico, ma a un esercizio di responsabilità: ragionare su energia, sviluppo e sicurezza idraulica partendo dai dati e dalle analisi tecniche. Il Polesine convive con effetti permanenti che condizionano quotidianamente la vita delle comunità. La sicurezza idraulica rappresenta la base di qualunque prospettiva di crescita. Qualsiasi decisione sulle estrazioni deve considerare il gap strutturale che sta limitando la crescita e la sostenibilità del nostro Polesine: se ne eviti l’incremento. Il nostro impegno resta di lavorare con pragmatismo, competenza e dialogo, mettendo al centro la tutela delle persone e dell’ambiente in cui viviamo. Nel tempo, lo Stato ha sostenuto solo parzialmente i costi derivanti dalle opere necessarie per compensare i cedimenti, mentre la quota maggiore del peso economico grava oggi sulla contribuenza privata”.

La Legge 205/2017, che ha finanziato interventi essenziali per la sicurezza idraulica tra il 2018 e il 2024, si è esaurita. “La sua mancata proroga - dice Branco - rischia di compromettere la continuità di opere strategiche, proprio mentre il cambiamento climatico amplifica la frequenza e l’intensità degli eventi estremi”. La discussione sulle estrazioni non può prescindere dalla storia, dalla geologia e dalla realtà idraulica del Polesine. Non si tratta di opporsi in modo ideologico, di scegliere ‘contro’ o ‘a favore’, ma di pretendere scienza, trasparenza e garanzie prima di compiere scelte. Il consorzio ribadisce la piena disponibilità a collaborare con istituzioni, enti di ricerca e comunità scientifica per fornire dati, competenze e analisi utili a decisioni sostenibili”.

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