VOCE
lendinara
04.02.2026 - 07:30
Biomasse, il comitato Bene Comune lancia l’allarme: “In Comune è pervenuta un’ulteriore richiesta per l’insediamento di un altro impianto, vista l’apertura propositiva da parte dell’amministrazione”.
Continua a far discutere la mozione sul tema degli impianti a biomasse, proposta da Moreno Ferrari in consiglio comunale ma approvata dopo un emendamento che lascia le porte aperte a quegli impianti alimentati con materiale prodotto entro un raggio di 30 chilometri.
Un errore per il comitato Bene Comune rappresentato da Lorenzo Valentini: “Siamo negativamente sorpresi - dicono - che l’amministrazione non abbia colto l’occasione per affermare con forza un no a tali impianti. Era l’occasione per chiudere definitivamente le porte a tali insediamenti”. Il comitato si dice dunque “nettamente contrario a quanto votato” e annuncia che “è già pervenuta un’ulteriore richiesta per l’insediamento di un altro impianto, vista l’apertura propositiva da parte dell’amministrazione comunale”. Dunque, il comitato chiede “un consiglio comunale aperto sulla tematica ambientale, al fine di confrontarci sulla tipologia di questi impianti con dati oggettivi, per la tutela dei cittadini e del territorio”.
Sull’argomento interviene anche Moreno Ferrari, per ribadire il suo fermo no a impianti industriali insalubri di prima categoria nel territorio di Lendinara. Sulla mozione - sottolinea Ferrari - “mi sono astenuto perché andare a prelevare materiale entro 30 chilometri significa avere in questo raggio impianti inquinanti che trattano anche fanghi industriali. Inoltre se si ricorresse anche all’utilizzo della pollina abbiamo la zona del basso veronese e della bassa padovana piena di allevamenti. Inoltre questi impianti mostruosi consumano migliaia di ettari di suolo e devono essere addizionati da sostanze chimiche per funzionare. E’ una cosa allucinante ed è pericolosa. E soprattutto non è vero che sono autonomi ma sono sostenuti da tutti i certificati verdi che noi paghiamo nelle bollette”.
L’appello di Ferrari è di attenzione alla salute, in un territorio, come quello polesano, che “è terra di conquista, costa poco ed è pianeggiante, dove ci sono pochi votanti quindi non hanno impatto le proteste”. “Noi dobbiamo difenderci - incalza - arrivando una valutazione di impatto sanitario, un modo per tutelare la nostra salute. Noi riusciamo a vedere le montagne del vicentino solo quando piove perché le nanopolveri vengono portate al suolo”.
L’emendamento in consiglio era stato proposto, come precisato da Bernardinello, “condividendo la necessità di fornire un indirizzo politico chiaro per il futuro, che privilegi la vocazione agricola del territorio rispetto a quella industriale”. “L’obiettivo è circoscrivere l’impatto ambientale e garantire una reale economia circolare a ‘chilometro zero’, evitando che il territorio di Lendinara diventi polo di smaltimento per distretti industriali lontani”. Ha poi aggiunto: “Noi abbiamo un territorio a vocazione agricola, quindi produciamo delle rimanenze organiche agricole, ma se queste centrali fossero dimensionate in modo adeguato al volume di biomassa che i nostri agricoltori producono, non porterebbero fuori i loro prodotti e potrebbero utilizzarli per fare biometano e metterlo immediatamente in rete, per evitare che ci sia il trasporto, il consumo di carburanti, la struttura non vada ad impattare sull’ambiente e il materiale prodotto sia puramente organico, diciamo agricolo, escludendo lavorazioni agro-industriali o industriali”.
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