VOCE
il caso
04.02.2026 - 06:47
E’ un decreto ministeriale del primo agosto del 1985, 41 anni fa, a stabilire che un’area ben circoscritta del Delta del Po, che tocca soprattutto Rosolina e Porto Viro è “di notevole interesse pubblico”. Ed è questo vincolo a bloccare il progetto da 900 milioni di euro di un data center a Porto Viro. L’area individuata nella trattativa tra un fondo americano e il proprietario del terreno, un imprenditore padovano, si trova proprio al confine dell’area, a est della Romea, nei pressi dei cantieri Navali Visentini (anche questi ricadono nell’area vincolata).
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Ventiquattro ettari pari a 240mila metri quadrati, in cui secondo il progetto dovrebbero sorgere i capannoni alti 21 metri, per contenere i server e tutta la tecnologia necessaria all’elaborazione elettronica dei dati e all’Intelligenza artificiale. Oltre a un parco fotovoltaico, perché trattandosi di un’attività energivora, c’è bisogno di energia auto-prodotta. Tutto bloccato, dicevamo, per la dichiarazione di notevole interesse pubblico che impone in maniera piuttosto generica che “la zona del delta del Po deve essere tutelata da piani di espansione incontrollata, da complessi turistici compresi di espansione edilizia in genere, da interventi non programmati di sfruttamento industriale del sottosuolo che potrebbero distruggere, come già si è verificato (fa riferimento alla subsidenza), in passato, l'ambiente con grave danno dell'equilibrio faunistico e vegetale”.
Ecco, come spiega l’architetto del comune di Porto Viro Davide Marangoni (ex assessore e consigliere di minoranza a Taglio di Po), “non c’è un chiaro divieto stabilito dalla norma, mentre la Sovrintendenza ha chiesto alle parti, durante l’incontro conoscitivo, di valutare tutte le possibilità di migliorare l’impatto, senza indicare esattamente dove o come”.
Ieri a Milano si è tenuto un incontro tra i privati e i progettisti del data center, con l’intento di adeguare il progetto alle esigenze della Sovrintendenza, sottolineando tutti i vantaggi paesaggistici e le compensazioni. “In linea generale il Comune di Porto Viro valuta positivamente - continua l’architetto Marangoni - porterebbe un indotto per le esigenze elettroniche, impiantistiche, informatiche e manutentive”. In più porterebbe in città un centinaio di lavoratori altamente qualificati, come sottolineato da sindaco Mario Mantovan.
Insomma, il progetto convince anche gli uffici comunali di Porto Viro. Precisa ancora il funzionario comunale: “Il progetto è stato studiato anche nei suoi riferimenti paesaggistici, con aree verdi adeguate e strade ampie. Ci saranno dei grandi magazzini, impianti molto grandi, per contenere i server e impianti di raffrescamento. Convincente per come è stato proposto”.
Ora sarà la Sovrintendenza di Verona, Vicenza e Rovigo a dover decidere se la struttura, di sicuro impatto, è tuttavia ecosostenibile. La sostenibilità - come più volte sottolineato dai politici locali e regionali - è un’esigenza che riguarda l’ambiente, così fragile in Polesine, ma anche i suoi abitanti, altrettanto minacciati da mancanza di lavoro e di opportunità economiche e di sviluppo... sostenibile, appunto.
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