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Multa da 29mila euro per la bici "potenziata"

Il caso di un rider finisce in tribunale

Multa da 29mila euro per la bici "potenziata"

Una maxi sanzione da oltre 29mila euro per violazioni al Codice della strada commesse durante il periodo della pandemia finirà ora all’esame del tribunale. Protagonista della vicenda è un ex rider, cittadino di origine nigeriana, oggi residente in un Comune della cintura padovana e attualmente impiegato come operaio, che ha presentato ricorso contro il Comune di Padova.

I fatti risalgono al 2020, in piena emergenza Covid, quando il settore del delivery aveva registrato una forte crescita a causa delle restrizioni e delle chiusure. Tra settembre e novembre di quell’anno l’uomo, impegnato nelle consegne a domicilio, era stato fermato per quattro volte dalla polizia locale mentre circolava in città alla guida di una bicicletta elettrica di elevata potenza. Al termine dei controlli erano state elevate altrettante sanzioni.

Secondo quanto riportato nei verbali, il rider conduceva un mezzo con potenza pari a 1 kilowatt, dotato di seduta posta a 90 centimetri di altezza, caratteristiche che lo equiparano a un ciclomotore. Per questo tipo di veicolo sono obbligatori patente di guida e assicurazione. L’uomo, stando agli atti, non aveva mai conseguito la patente, non era coperto da assicurazione e non indossava il casco protettivo. Inoltre, non avrebbe ottemperato all’invito di esibire i documenti entro i termini indicati.

Alla somma delle quattro multe, aggiungendo i costi di riscossione, si è arrivati a un importo complessivo di 29.183 euro. La sanzione non è stata pagata e nell’ottobre scorso è stata notificata la cartella di Gefil Spa, la società incaricata dal Comune della riscossione delle violazioni al Codice della strada.

A quel punto l’ex rider si è rivolto a un legale presentando ricorso, sostenendo, tra le altre cose, di non avere le possibilità economiche per far fronte a una cifra così elevata. Il Comune di Padova ha però deciso di resistere in giudizio. La decisione è stata formalizzata ieri con una delibera approvata in giunta, su proposta dell’assessore all’Avvocatura civica Diego Bonavina. «Si tratta di un atto dovuto – ha spiegato l’assessore – la legge prevede che, in caso di multe non pagate, l’amministrazione proceda con la messa a ruolo. In presenza di un ricorso, è necessario costituirsi in giudizio».

La vicenda approderà ora davanti al giudice, che dovrà valutare la legittimità delle sanzioni e del ricorso presentato.

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