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il caso

Pagavano per uccidere civili: primo indagato

E' un 80enne, che dovrà presentarsi in Procura a Milano

Pagavano per uccidere civili: primo indagato

Un 80enne residente in provincia di Pordenone dovrà presentarsi nei prossimi giorni in Procura a Milano per essere interrogato nell’ambito dell’inchiesta denominata “Cecchini del weekend”, che fa luce su presunti viaggi organizzati nei primi anni Novanta verso Sarajevo assediata, durante i quali cittadini italiani avrebbero pagato per sparare e uccidere civili inermi. L’uomo, ex camionista, è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato.

L’invito a comparire gli è stato notificato mercoledì 4 febbraio. L’interrogatorio è fissato per lunedì 9 febbraio davanti ai magistrati milanesi. Secondo l’accusa, l’80enne avrebbe preso parte, tra il 1992 e il 1995, a quelli che gli inquirenti definiscono veri e propri “safari della morte”, agendo "in concorso con altre persone allo stato ignote" e nell’ambito di "un medesimo disegno criminoso". La Procura contesta di aver causato la morte di civili, tra cui donne, anziani e bambini, sparando con fucili di precisione dalle colline attorno alla capitale bosniaca. Il reato è aggravato dai "motivi abietti".

Le indagini sono condotte dal Ros dei carabinieri, coordinato dal sostituto procuratore Alessandro Gobbis della Procura di Milano, guidata da Marcello Viola. Secondo una serie di testimonianze raccolte agli atti, l’uomo si sarebbe vantato in passato di essere andato a Sarajevo "a fare la caccia all’uomo". Proprio da questi racconti gli investigatori sarebbero risaliti all’identità del friulano, iscrivendolo nel registro degli indagati. Nel corso delle verifiche è emerso che l’uomo deteneva regolarmente sette armi: due pistole, una carabina e quattro fucili.

L’inchiesta trae origine da un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Nell’atto vengono richiamate anche le dichiarazioni dell’ex agente dell’intelligence bosniaca Edin Subasic, che ha riferito di contatti avuti all’epoca con il Sismi, secondo cui i servizi italiani avrebbero avuto informazioni sui cosiddetti “tiratori turistici” in partenza da Trieste. Le indagini hanno coinvolto anche canali di cooperazione internazionale e l’acquisizione di documentazione presso il Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali.

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