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CHIESA
05.02.2026 - 07:00
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato l’intenzione di procedere, il prossimo 1° luglio, a nuove consacrazioni episcopali senza il mandato della Santa Sede, una scelta destinata a riaccendere una delle fratture più durature e delicate della storia recente della Chiesa cattolica. La decisione, resa pubblica il 2 febbraio 2026, riporta al centro del dibattito ecclesiale il rapporto irrisolto tra la Fraternità e Roma, con conseguenze canoniche potenzialmente gravi.
Secondo il diritto della Chiesa, la consacrazione di vescovi senza autorizzazione pontificia comporta la scomunica automatica per i presuli coinvolti. È uno scenario che richiama direttamente quanto accadde nel 1988, quando l’arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità, consacrò quattro vescovi contro la volontà del Papa, aprendo una crisi che ha segnato decenni di rapporti difficili. Le scomuniche di allora furono revocate nel 2009 da Benedetto XVI, ma la Fraternità è rimasta in una condizione di irregolarità canonica, priva di uno status ufficiale nella Chiesa.
Nel comunicato diffuso, il Superiore Generale don Davide Pagliarani afferma di aver chiesto già nell’agosto 2025 un’udienza al Papa, manifestando la necessità di nuovi vescovi per rispondere alle esigenze pastorali della Fraternità. La risposta della Santa Sede, ricevuta successivamente, viene giudicata insufficiente. Dopo un lungo discernimento, sostenuto dal consenso del consiglio generale, la decisione di procedere sarebbe stata assunta come atto ritenuto necessario.
La situazione interna della Fraternità contribuisce a spiegare l’urgenza evocata dai suoi vertici. Attualmente restano in vita solo due vescovi, Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta. Negli ultimi anni sono scomparsi anche Bernard Tissier de Mallerais e Richard Williamson, quest’ultimo già allontanato dalla Fraternità nel 2012.
La mossa arriva in un contesto segnato da tentativi di dialogo mai pienamente risolutivi. Negli anni, Roma ha concesso alla Fraternità alcune facoltà, come quelle relative alle confessioni e ai matrimoni, nel tentativo di favorire un cammino di riconciliazione. Le divergenze dottrinali, tuttavia, continuano a rappresentare il nodo centrale che impedisce una soluzione definitiva.
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