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"I maranza sono tra noi"

Emanuele Toniolo, psichiatra, ex dirigente in Ulss 5: “Non solo stranieri, violenza trasversale”

"I maranza sono tra noi"

Cappuccio di felpa sollevato sulla testa, muso duro e andamento “compatto” in branco. I “maranza” di Rovigo ci sono e si incrociano per strada. Non sono necessariamente stranieri, anche se quelli che hanno tirato fuori le catene per aggredire dei coetanei, sabato scorso, lo erano.

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Il modello di violenza che qui e lì anche Rovigo sperimenta tra le giovani generazioni continua a preoccupare la città. “Non è un disagio di tipo psichiatrico, ma sociale e sono le componenti sociali della provincia a doversene prendere carico”. Non ha dubbi Emanuele Toniolo, psichiatra e psicoterapeuta che per anni si è occupato di disagio giovanile come direttore ex direttore del dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 5 polesana, mentre oggi è responsabile di una comunità terapeutica riabilitativa protetta a Ronco all’Adige, docente allo Iusve di Mestre e libero professionista a Rovigo.

Dal 2000 al 2020 lei ha coordinato un progetto di prevenzione del disagio giovanile in Polesine, cosa avete potuto osservare?

“Intanto il progetto, finanziato da comuni e Fondazione Cariparo, copriva tutta la provincia, con centri a Rovigo, Badia Polesine, Lendinara, Santa Maria Maddalena e Adria. Ha coinvolto scuole, e migliaia di ragazzi. Mappavamo le compagnie presenti nel territorio attraverso educatori di strada, psicologi giovani e vicini per età. Promuovevamo attività e chi aveva bisogno poteva accedere ai nostri servizi senza attese, senza burocrazia, senza ticket. L’obiettivo era sostituire atteggiamenti disfunzionali con alternativa alla panchina, al tirar sera o quel che è peggio a sostanze che alterano la percezione. I ragazzi hanno bisogno di modelli diversi da quelli che stanno ricevendo”.

Quali modelli ricevono?

“Stiamo cavalcando messaggi paradossali come che ‘la scuola stressa, è troppo competitiva’. Eppure se si vogliono raggiungere dei risultati lavorativi, bisogna essere allenati alla competizione e all’impegno. Forse un modello in cui la competizione si basa sul raggiungimento degli obiettivi è più funzionale. Abbiamo perso lo scontro dialettico per passare allo scontro di catene”.

L’immigrazione crescente ha aumentato questa violenza tra le nuove generazioni?

“Assolutamente no, la tendenza alla violenza è trasversale. Secondo i dati Espad sulla violenza giovanile del 2023 il 40% degli adolescenti delle superiori ha partecipato a una rissa con un aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2019. Non solo maschi, ma anche ragazze. Il fenomeno delle baby gang è veneto e non mi stupirei di vedere polesani doc tra i maranza. Non possiamo dare risposte semplici a questioni complesse”.

Lei parla di modello culturale. L’uso costante dei social influisce in questa deriva culturale?

“I social promuovono stereotipi malati sui giovani. Penso alle competizioni su tik tok. C’è la necessità di creare contenuti sempre più stupefacenti per fare breccia. Non si vince per il proprio impegno nello sport, nel volontariato. Ecco dove si gioca la competizione per affermare se stessi. Senza considerare che l’uso di sostanze fa da amplificatore a certi comportamenti violenti”.

Cosa fare di fronte a un gruppo di maranza?

“Come dicevo, questi sono problemi sociali che vanno approcciati tra enti, comuni, Ulss, forze dell’ordine, scuole e famiglie. E’ un fenomeno nazionale, sono le banlieue francesi viste già qualche anno fa. E l’inasprimento delle pene non serve a molto. Rischiamo, ripeto, di dare risposte semplicistiche a problemi complessi”.

Ai giovani che hanno subito l’aggressione di sabato in centro a Rovigo cosa consiglia?

“Sicuramente non va bene sottovalutare. Se le vittime dell’aggressione sono andare in Pronto Soccorso possono far riferimento ai servizi dell’Ulss per superare il trauma, che sicuramente non è solo fisico. Bisogna, ripeto, dare un modello di riferimento a questi ragazzi”.

Sentito sulla vicenda, l’assessore alla Sicurezza Michele Aretusini sottolinea lo sforzo operativo della polizia locale di Rovigo. “E’ chiaro che la sicurezza rappresenta una delle priorità della nostra amministrazione. E' per questo che abbiamo fortemente voluto l'istituzione del terzo turno della polizia locale nel weekend e che ora stiamo lavorando per estenderlo ulteriormente. In questa maniera, possiamo garantire un supporto importante alla questura e alle forze dell'ordine, consentendo loro di liberare risorse e tempo per affrontare le emergenze in città e sul territorio”.

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Commenti all'articolo

  • frank1

    05 Febbraio 2026 - 08:12

    La proporzione indicata nel titolo,è un po' come la presenza di persone straniere nelle nostre carceri:il 45% di presenze sono stranieri..e quindi si invita a fare le dovute proporzioni anche sui maranze italiahce!"!"

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