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Il caso

“Più famiglia e più punizioni”

Il sindaco incontra i genitori preoccupati, polizia locale in azione

“Più famiglia e più punizioni”

Spedizioni davanti alle scuole per prendere di mira i coetanei, tafferugli tra ragazzini come pure tra ragazzine che si svolgono senza esclusione di colpi alla luce del sole e sotto gli occhi di tutti, gruppi più o meno numerosi di giovani e giovanissimi che arrivano ad accerchiare un loro pari età perché lo vedono indossare un paio di scarpe all’ultimo grido e non si fanno scrupoli a farsele consegnare, lasciandolo letteralmente a piedi nudi in mezzo alla strada, come successo lo scorso settembre alla stazione.

Di fronte al modello di violenza da parte delle nuove generazioni con il quale Rovigo ultimamente si ritrova a fare i conti, la preoccupazione sta salendo in modo esponenziale. Questo avviene, in modo particolare, tra gli adulti: genitori di ragazzi e ragazze adolescenti angosciati al pensiero che i propri figli possano ritrovarsi coinvolti in situazioni simili, del tutto fuori controllo. Una preoccupazione comprensibile che il sindaco Valeria Cittadin ascolterà direttamente dai genitori in questione già nei prossimi giorni, quando riceverà la delegazione di mamme che le ha chiesto un incontro. “Ma l’amministrazione si è già mobilitata - annuncia l’assessore alla sicurezza Michele Aretusini - infatti abbiamo implementato i controlli della nostra polizia locale davanti alle scuole perché proprio davanti alle scuole sono avvenuti gli episodi più gravi che hanno scatenato la preoccupazione dei genitori. E proprio da parte dei genitori stiamo ricevendo numerose segnalazioni di episodi critici”. La presenza degli agenti davanti agli istituti scolastici è una disposizione già decollata: “La polizia locale, come sempre, fa la propria parte” rimarca l’assessore.

E sul fenomeno dei “maranza” in città anche il sindaco Cittadin interviene con parole perentorie e severe: “Non accetto visioni pedagogiche che non prevedano punizioni - esordisce - Non esiste che si litighi con la catena o a colpi di pietra, che questi ragazzini girino con il coltellino in tasca. Queste cose le fanno gli zulu, fanno parte di una cultura tribale che non trova spazio nelle regole della convivenza civile”. Secondo il sindaco, laureata in pedagogia e con l’intera carriera professionale costruita nel mondo della scuola, “la prima istituzione su cui poggia l’educazione personale è la famiglia”. Con queste parole, Cittadin ribalta dunque la prospettiva proposta ieri su queste colonne da Emanuele Toniolo, psichiatra e psicoterapeuta che per anni si è occupato di disagio giovanile, già direttore del dipartimento di salute mentale dell’Ulss 5 polesana. “Nell’educazione dei giovani, prima vengono le famiglie - afferma il sindaco - poi tutte le altre istituzioni. Se la famiglia non trasmette il vivere civile, queste persone non possono vivere in mezzo a noi. Poi ci devono essere le punizioni che non devono valere solo per i maranza ma per tutti quelli che non rispettano le regole. Si dice che i ‘no’ fanno crescere, ma se i ‘no’ non bastano, serve la punizione”.

Esprimendo poi “piena solidarietà al ragazzo che ha subito delle frustate con una catena”, il sindaco sposta poi il fuoco del suo intervento su un altro fattore: “Credo che qui ci sia una vera resistenza all’integrazione. Qualcuno dice che questo è il comportamento di chi si sente rifiutato, facendo così ricadere la responsabilità di comportamenti vili e tribali nella società che dovrebbe accogliere questi maranza, che sono ragazzi immigrati di seconda generazione e che quindi hanno una precisa collocazione dal punto di vista della provenienza. Per fortuna gli immigrati non sono tutti così, perché ce ne sono moltissimi in città e nelle frazioni che sanno rispettare le regole. Lo voglio evidenziare perché non faccio di tutta l’erba un fascio. Però è innegabile che ci siano delle culture che sono più resistenti all’integrazione di altre. Dispiace dirlo ma sono soprattutto le culture dei popoli nordafricani. E quindi come istituzioni ci dobbiamo sì preoccupare ma questo è un problema soprattutto di alcune famiglie perché ci sono famiglie nordafricane, soprattutto di una certa matrice religiosa, che hanno comportamenti, stili di vita, valori che resistono a integrarsi con la civiltà. Tra l’altro, nel loro Paese probabilmente questi comportamenti non li terrebbero perché sarebbero puniti in maniera esemplare”.

In conclusione, Cittadin guarda al nuovo decreto sicurezza: “Sono in attesa che il governo perfezioni gli interventi dal punto di vista penale e giuridico nei confronti di tutti coloro, anche minorenni e con la responsabilità dei minori che ricade sulle famiglie, che hanno comportamenti che non sono consoni alla vita civile e democratica”.

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