VOCE
L’EVENTO
06.02.2026 - 21:00
Per lui il Delta del Po era “un luogo che non esisteva” ma che conosceva. E si arrabbiava pure alacremente se distrattamente (o forse no) qualcuno lo descriveva come quel territorio a ridosso di Comacchio, come accadde quella volta a Cortina, giusto per rimanere in tema olimpico. Era in occasione della presentazione del libro di Giancarlo Marinelli, attuale direttore Arteven. E' questo il suo tratteggio, umanissimo ma razionale, di Toni: un amico ancor prima che quel Gian Antonio Cibotto che quest'anno festeggerebbe i 100 anni. A scolpire i sui tratti, con la voce e il racconto, come si farebbe tra vecchi amici seduti attorno al tavolo, anche Antonio Lodo, prolifico scrittore, già indaco di Adria nonché socio accademico concordiano, ieri sera. L'evento, organizzato dalla Società Dante Alighieri, sezione di Rovigo, ha visto prima la visita alla mostra “Gian Antonio Cibotto. Il gusto del racconto” allestita negli spazi di Palazzo Roncale per proseguire poi con la conferenza salone degli arazzi, tra i ricordi e le biografie di chi ne è stato amico e intimo conoscente. “E' stata una figura incredibile, che fa sentire fieri di essere rodigini, polesani, ancor di più del Delta, quel luogo tanto caro alla sua penna, non solo per il famoso “Scano Boa” ma anche per l'intrinseco legame fra la sua anima e quel pezzo di terra lambito dal mare, tra nebbie e ricordi di una vita” ha commentato, dopo l'introduzione della presidente provinciale della Dante, Mirella Rigobello, il consigliere provinciale Edoardo Lubian.
Quell' “occhio zingaro”, capace di cogliere sfaccettature sopraffine nonostante il movimento gitano per salvaguardare il più possibile il territorio, è stato notato anche dal presidente dell'Accademia de Concordi, Pier Luigi Bagatin: “Lo sguardo di Cibotto ci accompagnerà per tutto l'anno. Questo è il primo di tanti futuri appuntamenti. Continueremo a marzo e aprile con una maratona di lettura dedicata ai sui libri”. Siamo, insomma, ha continuato: “All'inizio di una serie di iniziative che lo vedranno assoluto protagonista del territorio”. Un Polesine che lo ricorda, certamente, perché, d'altronde come dimenticarlo.
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