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La Bibbia di Borso torna in Vaticano

Dopo la mostra, portata da Leone XIV

La Bibbia di Borso torna in Vaticano

Dopo oltre cinque secoli, seppur per un breve passaggio, la Bibbia appartenuta a Borso d’Este rientra in Vaticano, accolta nel Palazzo Apostolico prima del suo ritorno a Modena. Il Pontefice Leone XIV ha potuto visionare i due tomi del manoscritto miniato, considerato uno dei massimi vertici dell’arte libraria del Rinascimento, in un incontro dal forte valore simbolico e istituzionale. Il volume è stato consegnato dal presidente del Senato Ignazio La Russa come gesto di riconoscenza per la visita papale alla Biblioteca del Senato avvenuta lo scorso dicembre, in occasione delle iniziative legate al Giubileo.

Realizzata tra il 1455 e il 1461, la Bibbia di Borso d’Este (signore di Ferrara e conte di Rovigo) rappresenta un unicum assoluto per raffinatezza esecutiva e ricchezza dei materiali, tra cui pigmenti rarissimi come il lapislazzulo proveniente dall’Afghanistan. L’opera fu condotta in Vaticano già nel 1471, quando Papa Paolo II conferì a Borso il titolo ducale, segnando un legame diretto tra il manoscritto e la storia del papato. Con la recente visita, Leone XIV diventa il quarto Vescovo di Roma ad aver toccato l’originale, dopo Paolo II, Pio IX e Giovanni Paolo II, e il primo a riceverlo nuovamente in Vaticano dopo oltre 555 anni.

Il ritorno temporaneo del manoscritto precede la sua ricollocazione a Modena ed è avvenuto grazie all’iniziativa congiunta della Presidenza del Senato, del segretario generale Federico Toniato e della direttrice delle Gallerie Estensi Alessandra Necci. Il volume era stato recentemente al centro di una grande esposizione nella Sala Capitolare del Senato, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario dell’Enciclopedia Treccani. Fu infatti Giovanni Treccani ad acquistare la Bibbia e a donarla allo Stato italiano nel 1923, consacrandola definitivamente come patrimonio pubblico.

Definita da storici e studiosi “il libro più bello del mondo”, la Bibbia di Borso d’Este continua a unire arte, fede e potere, attraversando i secoli come testimonianza viva della grande stagione culturale del Quattrocento italiano.

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