VOCE
la storia
08.02.2026 - 08:47
Ci sono storie che vivono tra i banchi di scuola, nei corridoi popolati delle voci dei bambini, ma anche altre che scorrono invece sottobanco, mosse l'umanità più profonda, nel silenzio di un impegno che è prima di tutto un gesto del cuore. Profuma di solidarietà vera la vicenda di una bambina di 8 anni, affetta da diabete di tipo 1 da quando ne aveva quattro. Frequenta la scuola primaria “Monsignor Mattioli” di via Vittorio Veneto in Tassina.
“Nell’ultimo anno di asilo abbiamo scoperto della malattia di nostra figlia, è stato un fulmine a ciel sereno, da lì è cambiato tutto” spiega la mamma, raccontando l’inizio di un cammino non preparato. Percorso che si accomuna a quello di tante famiglie che, di fronte alla scoperta della patologia, si trovano spaesate e con davanti una strada in salita, a partire proprio dalla gestione della scuola. “A differenza di quanto si pensa, il diabete è molto più complicato e ha tante differenze. Nel caso di mia figlia (diabete tipo 1) si tratta di una malattia autoimmune (caratterizzata da una distruzione beta-cellulare che conduce a un deficit insulinico assoluto ndr.) e la causa è sconosciuta, perciò abbiamo fatto i corsi al reparto di diabetologia pediatrica e malattie metaboliche dell’età evolutiva a Padova, il centro più vicino specializzato in questo”.
Da lì l’inizio di una grande storia fatta di volti amici non sempre scontati: quelli delle maestre. “Fin dall’asilo abbiamo ricevuto un incredibile supporto che è proseguito e sta continuando al Mattioli. Con le maestre si è instaurato un rapporto di vera fiducia e amicizia, ho avuto la possibilità di lasciare loro un telefono da remoto per visualizzare e monitorare i picchi glicemici della bimba, sia in classe come nelle uscite didattiche, dove il problema può presentarsi in maniera più frequente. Posso chiamarle anche varie volte alla mattina, sono piccoli accorgimenti che per molti possono sembrare banali ma per noi, e per chi conosce la malattia, sono come oro colato. Tutto questo si svolge con estrema discrezione in modo da non pesare su mia figlia, permettendole di svolgere una vita scolastica senza differenze rispetto a suoi compagni, garantendole di vivere appieno la classe, e gite e gli eventi. La bambina non si è mai sentita sotto pressione, anzi, famiglie e genitori si sono dimostrati presenti su tutto”.
Una storia, sottolinea la madre: “Che, nonostante la difficoltà, ci ha fatto scoprire una seconda famiglia, le maestre e tutta la scuola non sono mai stanche di tendere la mano e aiutarci. Oltre l'aspetto didattico, qui ho toccato anche quello umano”.
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