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Padova

Pestaggio in piazza, la vittima non denuncia

E' successo in pieno giorno, 25enne rimane a terra privo di sensi

Pestaggio in piazza, la vittima non denuncia

La piazza era già sveglia, i banchi del mercato ripiegati a metà e il profumo di caffè che rimbalzava tra i portici. Poi, all’improvviso, il suono sordo di un pugno sul selciato. In piazza dei Signori, cuore antico e insieme vetrina della socialità padovana, un venticinquenne camminava spedito, provando ad allontanarsi. Dietro di lui, un coetaneo lo tallonava. La distanza si è chiusa in pochi passi, il tempo di due insulti—dicono—e delle prime botte. Qualcuno urla, qualcuno tira fuori il telefono. Quando tutto finisce, un testimone giura: «Era già svenuto quando l’altro lo ha trascinato via». È la mattina di venerdì 7 febbraio 2026, un orario in cui la violenza di strada in centro sembra ancora più stonata. L’episodio finisce sul taccuino delle forze dell’ordine. Ma la vittima non denuncia e non chiede cure mediche. E questo, in un contesto che da mesi registra episodi ricorrenti di aggressioni tra le piazze della movida, pesa.

Secondo quanto ricostruito nelle prime ore, il pestaggio si consuma in pieno giorno e a pochi metri da portici e negozi. La vittima, un giovane di 25 anni, cerca di sottrarsi all’inseguimento; l’aggressore, coetaneo, lo raggiunge e lo colpisce ripetutamente. Al termine, il giovane finisce a terra. Alcuni passanti riferiscono lo svenimento e il gesto, crudo, di chi lo trascina per qualche metro prima di allontanarsi. Non risultano richieste al 118 né ingressi in Pronto soccorso riconducibili a questa aggressione; soprattutto, non arriva in questura una denuncia formale. Sono elementi che, già da soli, complicano—e non poco—le indagini.

In piazza dei Signori, la mattina, i flussi non sono quelli della notte: ambulanti, commessi, residenti, studenti. Una platea eterogenea che, di fronte alla violenza, esita tra il riflesso di filmare e quello di intervenire. Non è la prima volta che questo fazzoletto di centro storico si trasforma in palcoscenico di risse, furti o spedizioni improvvise. Negli ultimi due anni, la piazza e le vie attigue compaiono regolarmente nei bollettini di cronaca, con interventi di Polizia, Carabinieri e Polizia locale. L’episodio del 7 febbraio 2026 si iscrive—per modalità e contesto—nella stessa geografia del rischio.

Chi c’era racconta la stessa scena da angoli diversi. C’è chi parla di «due ragazzi che si conoscevano», chi insiste sulla rapidità, chi sottolinea l’indifferenza generale. Quel che ricorre è l’effetto sorpresa: la violenza improvvisa in un orario percepito come “sicuro”. Un commerciante della zona, raggiunto dopo l’episodio, osserva che «a far paura non è solo la botta, ma l’idea che nessuno chiami subito e che tutto finisca senza conseguenze». È un tema noto alle forze dell’ordine: senza querela e senza referti, ricostruire i fatti e muovere contestazioni diventa più difficile, sebbene non impossibile.

Al momento, le informazioni sono parziali: entrambi i protagonisti sono indicati come venticinquenni. Non risultano elementi pubblici sull’identità, né su eventuali precedenti. L’assenza di denuncia da parte della vittima impedisce, per ora, di definire il quadro medico-legale e di attivare l’immediato percorso giudiziario classico per lesioni personali. Le indagini puntano a colmare questo vuoto attraverso testimonianze, telecamere di sorveglianza e attività informativa tra gli esercizi della zona.

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