VOCE
rovigo
09.02.2026 - 21:00
Qualità dell’aria: 39 sforamenti dei parametri dei Pm10 in città nel 2025 contro i 57 dell’anno prima, i 65 del 2022, e addirittura gli 80 del 2017. Insomma, lo scorso anno si sono registrati i valori più bassi di sempre. Eppure, questo miglioramento non basta. Anzi: Rovigo è il sedicesimo capoluogo in Italia per Pm10 media, e addirittura la terza per Pm2.5 (dietro a Monza e Cremona), le polveri più piccole e più letali. Entro il 2030 (praticamente: dopodomani) bisognerà ridurre del 25% le prime, e addirittura del 53% le seconde. Stando ai dati, infatti, nel 2025 a Rovigo la media giornaliera del Pm10 è stata di 27 microgrammi per metro cubo d’aria (la qualità è definita critica sopra quota 50), con “speranza” di abbassare a quota 26 tra quattro anni: non abbastanza, visto che la nuova direttiva comunitaria fissa a 20 la media obiettivo per il 2030. Un valore che scende, addirittura, a 10 per quanto riguarda la media delle polveri Pm2.5, oggi a quota 21.
Insomma, la qualità dell’aria a Rovigo migliora ma non abbastanza. E’ quanto emerge dall’annuale rapporto “Mal’Aria di città” di Legambiente. Per l’associazione ambientalista a livello veneto “nel prossimo futuro servirà approvare un nuovo ‘Piano regionale aria’ che recepisca la nuova direttiva europea per adeguare i limiti normativi. A tal proposito Legambiente invita a introdurre nella nuova pianificazione l’obiettivo di ridurre al 2040 gli inquinanti entro i livelli consigliati dall’Oms”.
Secondo il report di Legambiente quello che si è chiuso, in Veneto, “è stato sicuramente uno dei più positivi degli ultimi anni”. Ma sono tre le città venete che hanno superato il limite di legge con almeno una delle centraline di monitoraggio ufficiali gestite da Arpav: a guidare la classifica è Verona (centralina di Borgo Milano) con 49 sforamenti, seguono Rovigo (centralina di largo Martini) con 37 e Venezia (centralina di Via Tagliamento) con 36 giorni oltre il limite di legge. I dati raccolti su Padova, Treviso e Vicenza, per la prima volta da oltre un ventennio, rientrano nei limiti di legge. Belluno, anche grazie alla sua posizione geografica, conferma anche quest’anno la buona qualità dell’aria.
Il lento miglioramento o la stabilità dei livelli degli inquinanti raccontano però della fatica di gran parte dei territori di pianura della nostra regione ad accelerare il passo verso un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria. In particolare, come detto, rispetto alla nuova direttiva Ue, il Veneto risulterebbe fuorilegge non solo sul fronte del Pm10 ma anche su Pm 2.5 e No2. Dal quadro regionale, infatti, emerge che se i nuovi parametri fossero già in vigore oggi (ovvero 20 microgrammi per metro cubo per il Pm10, altrettanti per l’No2, e 10 per il Pm2.5), sarebbe fuorilegge sei su sette il delle città capoluogo per il Pm10 e per il Pm2.5 e cinque su sette per l’No2.
"I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. Ma non manca l’affondo politico: “E’ irragionevole - dice ancora Zampetti - che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope, che espone l'Italia a nuove procedure d'infrazione e sanzioni, come dimostra l'ultima procedura avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2026 per il mancato aggiornamento del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva Nec”.
“Per ottenere aria pulita per il Veneto - dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto - è necessario proseguire con interventi strutturali nei diversi ambiti responsabili delle emissioni inquinanti. In primis la mobilità”. Ma grande attenzione - avvisa - “deve essere rivolta al settore agro-zootecnico” e “serve un efficace sistema di controlli per garantire il rispetto della normativa che stabilisce misure sempre più restrittive in questo settore e incentivi per l’innovazione sostenibile e circolare dei processi agricoli, come gli impianti di biometano, per ridurne gli impatti ambientali”.
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