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confagricoltura
09.02.2026 - 17:19
Forte preoccupazione tra gli allevatori polesani di bovini da carne per l’andamento del settore, segnato dall’aumento dei costi di produzione, dalla carenza di ristalli e dalle emergenze sanitarie europee, in particolare la Lumpy skin disease (dermatite nodulare contagiosa) e la Blue tongue (lingua blu) che impongono un rafforzamento delle misure di biosicurezza, prevenzione e gestione del rischio. La situazione è stata affrontata nei giorni scorsi dalla sezione regionale di Confagricoltura, guidata dal neoeletto presidente, Andrea Mezzanato, titolare con il fratello Nicola e il papà Antonio di un’azienda di bovini da carne, con 2.500 posti stalla, a Porto Viro. Altri 500 animali sono nel secondo centro aziendale, da poco aperto in Sardegna.
“La panoramica per il settore non è rosea - dice il presidente polesano, che guida anche la sezione di Confagricoltura Rovigo ed è numero uno di Op Unicarve, cooperativa che raggruppa 230 soci allevatori e componente del consiglio dell’associazione Unicarve, associazione di categoria del Triveneto - Da giugno, a causa dei problemi sanitari, arrivano pochi animali dall’estero, in particolare dalla Francia, che è Paese leader per vacche nutrici. I francesi hanno aperto mercati in altri Paesi, come la Spagna, e di conseguenza la torta viene spartita da tutti i player. In Italia le vacche fattrici coprono il 35% del fabbisogno. Quindi sempre meno allevatori italiani riescono a seguire la linea vacca-vitello in questo momento. Noi, per ovviare a questo ostacolo, abbiamo dovuto acquisire un’azienda in Sardegna, che funge da stoccaggio nei momenti più critici. Ma sul resto del fronte si dovrà aspettare fino a fine febbraio perché la situazione si sblocchi e si riesca a portare animali in Veneto”.
In provincia di Rovigo gli allevamenti di bovini da carne più grandi sono nella zona del Delta del Po, tra Porto Viro, Porto Tolle e Taglio di Po. Altri, di dimensioni inferiori, sorgono nel Medio e Alto Polesine. “L’attività riveste particolare importanza, nel nostro territorio, non solo per la produzione di carne rossa, ma anche perché molti allevamenti hanno impianti a gas - sottolinea Mezzanato - Perciò, come Confagricoltura, vogliamo creare un gruppo coeso che vada a trattare le problematiche e cercare nuovi sbocchi commerciali. Tra gli obiettivi c’è quello di far parte dell’organizzazione interprofessionale Intercarne Italia, in modo da avere un peso sempre più preponderante come Veneto nell’interlocuzione con i ministeri”.
I prezzi della carne pagati agli agricoltori, che nel 2025 sono aumentati notevolmente. Ma a fare da contraltare c’è il rincaro dei costi di produzione. “Gli animali che compriamo in questo momento hanno un prezzo più alto rispetto a quello di vendita che stiamo realizzando - constata l’allevatore di Porto Viro - E la tendenza al rialzo, per i ristalli, continua. Inoltre si evidenzia una impennata del prezzo dell’elettricità e del gas naturale che pesa non poco, soprattutto per quanto riguarda i costi estivi per il raffrescamento delle stalle. I nuovi protocolli ministeriali per il benessere animale, inoltre, rischiano di farci perdere il 40% di redditività, nonostante i nostri standard siano già elevati tra sistemi di aerazione e calo del 70% di utilizzo dei farmaci rispetto a un decennio fa”.
Il tutto si inserisce in un ambito europeo e mondiale che dà spazio alla concorrenza sleale, vedi accordo sul Mercosur. “Senza reciprocità non si può competere - conclude Mezzanato - Dobbiamo puntare i piedi affinché regole e standard siano uguali per tutti. Solo da quella base si può partire per far partire scambi commerciali convenienti per ambo le parti. Se nascesse un brand che rappresentasse la carne italiana d’eccellenza, destinato alla fascia medio-alta nei Paesi del Centro America, potrebbe diventare un’opportunità”.
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