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CULTURA

Ville venete, scrigno di bellezza

Presentato il volume "Paesaggi d'acqua nelle Ville Venete"

Ville venete, scrigno di bellezza

La sala degli Arazzi di palazzo Roncale ha fatto da elegante cornice, nei giorni scorsi, all’incontro dedicato al nuovo volume “Paesaggi d’acqua nelle ville venete”, edito da Marsilio Arte e firmato da Giuseppe Rallo, Mariapia Cunico e Margherita Azzi Visentini. Un appuntamento promosso dall’ordine degli architetti di Rovigo, che ha richiamato professionisti, studiosi e appassionati di storia locale, tutti accomunati dall’interesse verso uno dei patrimoni identitari più importanti della nostra regione.

Ad aprire il pomeriggio è stata Alessandra Avezzù, presidente dell’ordine, che ha portato i saluti del consiglio e ha ringraziato i relatori per la loro presenza. Avezzù ha inoltre illustrato ai partecipanti il calendario dei prossimi appuntamenti formativi e culturali, sottolineando le collaborazioni attivate dall’ordine “in un’ottica di continuo arricchimento delle competenze e di valorizzazione del territorio”.

Il consigliere Massimiliano Furini, moderatore dell’incontro, ha introdotto gli ospiti, Antonella Pietrogrande, Margherita Azzi Visentini e Giuseppe Rallo, tracciandone i percorsi professionali e didattici e definendo il volume come “un libro importante, dallo straordinario valore descrittivo, archivistico e fotografico, con un taglio nuovo e innovativo”. Il cuore dell’incontro si è sviluppato attorno ai contenuti del libro, che esplora la villa veneta non come semplice architettura isolata, ma come esito di un articolato rapporto tra uomo, natura e gestione del territorio.

Antonella Pietrogrande ha illustrato con chiarezza i vari compendi del volume, soffermandosi sull’essenza di ogni sezione e sulle peculiarità dei temi trattati: dalla lettura storica del paesaggio alla funzione agricola delle ville, fino al ruolo organizzativo dell’acqua nei giardini e nei broli.

La storica Margherita Azzi Visentini ha offerto un ampio affresco sull’evoluzione della villa veneta, contestualizzando il fenomeno nel quadro politico ed economico della Serenissima. Il punto di partenza è stato il 1453, anno della caduta di Costantinopoli, che spinse Venezia a rivolgere crescente interesse verso la terraferma. Da qui l’esplosione del modello di villa come luogo di evasione dalla vita urbana del proprietario, produzione agricola e manifatturiera, centro di potere disseminato nel territorio.

Il suo intervento si è concluso con il ruolo rivoluzionario di Andrea Palladio e l’eredità del palladianesimo, elementi che hanno reso il Veneto un unicum europeo, con oltre 4mila ville distribuite nel Triveneto. A chiudere gli interventi è stato Giuseppe Rallo, che ha voluto innanzitutto ringraziare la Regione del Veneto e l’Istituto regionale Ville Venete, nella persona del presidente Amerigo Restucci, per aver sostenuto con convinzione questo secondo volume dedicato al tema.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche al fotografo Stefano Maruzzo, capace di interpretare con uno sguardo innovativo il rapporto tra villa e paesaggio. Rallo ha poi approfondito la funzione strategica dell’acqua, “Elemento vitale e organizzatore”, convogliata all’interno delle proprietà per scopi abitativi, ornamentali, agricoli e infine incanalata verso i campi per l’irrigazione. Un sistema complesso, che faceva della villa un modello avanzato di gestione idraulica e territoriale, oggi in parte compromesso dalle colture intensive. L’iniziativa, resa possibile anche grazie alla concessione della sala da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha offerto al pubblico una riflessione aggiornata e necessaria sul valore delle ville venete come patrimonio storico, culturale e paesaggistico. Gli esperti hanno ribadito come queste architetture e i loro paesaggi offrano ancora oggi “possibilità di uso molteplici”, ma che tali opportunità debbano essere inserite in strategie di sistema, guidate dagli organismi competenti, per garantire una gestione moderna e sostenibile del territorio. Un incontro ricco di spunti, che ha restituito al pubblico il senso di un’eredità viva, complessa e preziosa.

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