VOCE
L’ANNIVERSARIO
10.02.2026 - 18:42
Dopo il primo momento di fronte alla Questura, dedicato alla memoria di Umberto Barbierato e Giovanni Palatucci, e quello seguente in piazza Palatucci (Commenda), la giornata è proseguita nella sala consiliare del palazzo provinciale con la riflessione comunitaria, partecipata da sindaci e istituzioni, intorno a quella che, stando alle parole del neo rieletto presidente, Enrico Ferrarese, “fu una pagina di storia che, come comunità, dobbiamo ricordare come segno massimo di rispetto e civiltà che lasciamo alle nuove generazioni”. Nuovi volti, giovani e formati, quelli infatti di una rappresentanza degli alunni delle medie Casalini e delle classi terza e quinta E del liceo “Celio Roccati”, che hanno esposto i loro elaborati poco dopo i saluti istituzionali. “Ricordare è un atto di giustizia verso chi ha sofferto ma anche di impegno civile, un monito a non lasciare che l'odio, il fanatismo ideologico, il nazionalismo non abbiano spazio nella nostra società”. Coltivare la memoria vuol dire avere uno strumento di consapevolezza democratica contro gli ideologismi ancora, purtroppo, presenti. Un'attenzione verso tutte le pagine di una storia complessa, quella dei massacri perpetrati nelle foibe come nell'esodo giuliano-dalmata, il lascito forzato, dalle loro terre, degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Una memoria, ha ricordato il sindaco Valeria Cittadin, rivolta ai ragazzi presenti: “Di cui voi oggi siete la linfa più importante. Ricordare è tenere viva, attraverso anche i testimoni che vedete qui presenti e che abbiamo onorato oggi, la capacità di rispettare lo Stato”. Visti anche i recenti episodi accaduti nei giorni scorsi, constatiamo che non si rispettano le divise, e le vite di coloro che spendono la loro esistenza per la comunità.
A tratteggiare, non con il pennello ma attraverso le tappe di una fuga forzata, quegli anni terribili, la voce diretta di Budicin, introdotta da Daniele Milan, delegato di Rovigo dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. “La sera, sottotono, ascoltavamo Radio Londra e sentivamo sempre il nome di nostro padre ‘disperso’. Grazie al coraggio di mamma (ungherese) riuscimmo a cavarcela” ha annotato commossa, aggiungendo: “Il cosiddetto mercato nero, una scarpa per un pomodoro, ci permise di non morire di fame. Eppure, dopo l’armistizio iniziammo a sentire che l’aria stava cambiando. Così mamma ci disse che dovevamo andarcene. Ricordo ancora, là, sul letto, quella bambola della ‘Sissi’ che non potei portare via nel trambusto di quella notte vista con gli occhi di una bambina. Arrivammo a Trieste, la stazione brulicava di persone spaesate e poi ancora il campo profughi della città, dove stavamo in condizioni disumane”. Non capendo il motivo di scappare, fu italiana due volte, come ha ricordato Milan, “per nascita e per scelta”, quando solo esserlo poteva procurare un biglietto di sola andata per il Carso e quelle voragini dove, per dirla alla Magris, “l’uomo ha superato Caino”.
Commozione ma anche responsabilità, è questo il filo rosso che ha legato le cerimonie della mattinata, prima di fronte alla Questura e poi in piazza Palatucci, nel ricordo di due figure intrinsecamente legate al nostro territorio: Umberto Barbierato e Giovanni Palatucci. Tante le autorità (tra le quali il questore Eugenio Vomiero, il prefetto Tancredi, il presidente della provincia Ferrarese, il sindaco Cittadin, gli assessori comunali Renato Campanile e Michele Aretusini) di fronte alla scultura inaugurata lo scorso 16 ottobre. Sentito il ricordo di Barbierato, poliziotto 24enne, che nel maggio '45, a Gorizia, venne arrestato; fu il primo polesano ad essere infoibato dai partigiani jugoslavi. E poi anche la memoria di Giovanni Palatucci, questore di Fiume, medaglia d'oro al valor civile e giusto tra le nazioni. A suo proposito, Flavio Ambroglini, presidente del Comitato omonimo, ha commentato: “Persone come loro, che hanno dato la propria vita credendo in quello che facevano, si sono spese per salvare gli altri in tutti i frangenti possibili, nella lucida consapevolezza di quello che facevano”. Il corteo ha poi toccato la piazza dedicata proprio al servo di Dio, in Commenda, per la deposizione della corona d'alloro, gli onori alla bandiera e il silenzio d'ordinanza alla presenza delle associazioni d'arma cittadine e provinciali.
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