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In 5 anni chiusi 109 negozi in centro

“Per rilanciare occorre agevolare cambio destinazione d’uso, rivedere la tassazione e gli estimi”

In 5 anni chiusi 109 negozi in centro

Fare qualcosa per rivitalizzare il centro storico dal punto di vista commerciale e frenare la chiusura di negozi. L’Associazione della proprietà edilizia interviene sul tema dei negozi vuoti e degli immobili sfitti o in abbandono in città. Paolo Mercuri, presidente di Ape spiega che “il problema è noto e il fenomeno continua ad aggravarsi. Una recente indagine di Confcommercio ha registrato, negli ultimi cinque anni, la chiusura di 109 attività commerciali nel centro storico di Rovigo: quasi due cessazioni al mese. Un dato che non può più essere considerato episodico. Ogni saracinesca abbassata produce strade spente, angoli bui, senso di abbandono e progressiva fatiscenza urbana. Ma la questione non è solo estetica o sociale: è anche economica. I proprietari si trovano a sostenere un pesante carico fiscale su immobili che non producono più reddito, spesso gravati da rendite catastali elevate che finiscono per deprimerne ulteriormente il valore di mercato”.

Mercuri sostiene che il fenomeno “È il frutto di un cambiamento strutturale delle abitudini di vita e di consumo e non può essere attribuito all’entità dei canoni di locazione, oggi penalizzati dalla legge della domanda e dell’offerta. Al massimo può essere arginato, e dove non è possibile, diventa necessaria una vera trasformazione urbana”. Poi alcune strategie di intervento: “A livello locale, si potrebbero adottare misure concrete: agevolare le pratiche per il cambio di destinazione d’uso degli immobili, rimodulare l’Imu, prevedere l’esenzione temporanea dalla tassa sui rifiuti. Il mantenimento di rendite catastali elevate per immobili classificati come negozi, ma ormai privi di effettive potenzialità reddituali, rappresenta infatti una evidente ingiustizia fiscale".

"Un ridimensionamento degli estimi catastali, legato alle nuove destinazioni d’uso (ad esempio magazzino), con o senza opere edilizie, consentirebbe di ridurre in modo significativo il carico fiscale su immobili non più utilizzabili a fini commerciali. In questo senso, una recente presa di posizione della Corte di Cassazione ha richiamato una circolare del Ministero delle finanze che invita a valorizzare, nel classamento catastale, anche la destinazione d’uso effettiva degli immobili: un orientamento che potrebbe offrire una prima via d’uscita, almeno sul piano fiscale”.

Sul piano nazionale, “appare necessario superare i rigidi vincoli della normativa sull’equo canone, introducendo una maggiore flessibilità contrattuale. Tra le proposte di incentivazione fiscale, si segnala l’estensione del regime della cedolare secca anche alle locazioni commerciali, misura che tuttavia non può prescindere da una riforma che tuteli adeguatamente la proprietà”.

Di questi temi “si discuterà anche nell’assemblea dei soci dell’Associazione della proprietà edilizia di Rovigo, in programma il 26 febbraio, nella quale, accanto agli adempimenti statutari di approvazione del bilancio consuntivo 2025 e preventivo 2026 e nomina delle cariche per il triennio 2026-2029, verrà affrontato il nodo cruciale della trasformazione e del mutamento d’uso dei negozi del centro storico”.

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