VOCE
bergantino
11.02.2026 - 09:00
Il professor Alberto Pellai, psicoterapeuta ricercatore e docente al dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute della Statale di Milano, nell’Auditorium comunale di Bergantino ha relazionato sul tema: “DialoghiAMO con i figli adolescenti – Sfida accettata”. La serata, è frutto della sinergia tra la Commissione comunale per la famiglia, le Amministrazioni locali coinvolte e il Rotary Club Badia Lendinara Alto Polesine (che ha sostenuto e promosso il progetto), la partecipazione è stata ampia e qualificata. L’incontro, presentato dalla Commissione comunale per la famiglia e dall’Unità Pastorale locale, è stato incentrato sullo spinoso tema del disagio giovanile.
Il professor Michele De Beni ha introdotto la conferenza, sviluppata nella forma di un’ampia risposta aperta alle domande che la stessa Commissione ha raccolto per l’occasione: come motivare i giovani al dialogo in famiglia? Come interpretare il senso di solitudine che in troppi casi li attanaglia? Intrecciando l’esperienza professionale con quella personale, Pellai, ha individuato il centro del problema nell’abuso dei dispositivi ludo-tecnologici, rapporto che assume oggi la forma di una grave patologia. Oggi i giovani vivono la collettività come un’intollerabile imposizione, preferendo la solitudine.
“Una volta - ha spiegato il terapeuta - i genitori riferivano di non riuscire a trattenere i loro figli in casa; negli ultimi sette anni ho notato che raccontano tutti di non sapere più come farli uscire dalle loro stanze”. L’estremo piacere che i giovani traggono dall’uso dei loro dispositivi li priva di quella naturale ‘fame del mondo’, che dovrebbe istintivamente orientarli alla ricerca di nuove esperienze al di fuori delle mura domestiche. Come affrontare tutto questo e una reazione è ancora possibile? Si, è la risposta migliorando clima relazionale che si costruisce nel quotidiano e con tanta, tanta pazienza, senza arrendersi di fronte al rifiuto. Occorre essere propositivi, organizzare attività in famiglia, rendere i figli partecipi. Con il tempo i giovani impareranno ad apprezzare la qualità del tempo condiviso. Insomma, ‘sfida accettata’ per fare ancora una volta comunità, a partire dalla coscienza del dolore che attraversa il nostro tempo.
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