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Elio, il Sanremo che non fu mai ufficiale

"Un carabiniere mi disse che avevamo vinto"

Elio, il Sanremo che non fu mai ufficiale

Stefano Belisari, in arte Elio, riapre uno dei capitoli più discussi della storia recente del Festival di Sanremo e lo fa con parole che riportano a un retroscena mai chiarito fino in fondo. In un’intervista al Corriere della Sera, il leader di Elio e le Storie Tese racconta di un interrogatorio inatteso, di domande surreali e di una rivelazione sussurrata fuori verbale: «Mi disse che avevamo vinto noi, ma non si poteva dire fino alla chiusura delle indagini». Indagini che, a quanto sostiene oggi, non risulterebbero mai chiuse.

Eppure la classifica ufficiale racconta altro. Nel 1996 La terra dei cachi si fermò al secondo posto, conquistando però il Premio della Critica. Una canzone nata quasi per sfida, sotto la pressione insistente di Pippo Baudo, che da tempo cercava di portarli sul palco dell’Ariston. Il gruppo non voleva partecipare, poi la decisione di cedere con un’idea provocatoria: costruire una parodia dell’artista impegnato, assemblando cliché così evidenti da sembrare inattaccabili.

La prima esibizione cambiò tutto. Dopo l’introduzione ironica sui parcheggi abusivi, il ritornello “Italia sì, Italia no” accese il teatro. Le signore in prima fila batterono le mani, l’intuizione divenne certezza. Quella che doveva essere una provocazione si trasformò in un fenomeno nazionale.

Da quel momento la notorietà esplose. Fino al giorno prima nessuno li fermava per strada, dopo Sanremo gli sguardi cambiarono anche tra gli scaffali del supermercato. Per Elio, che aveva lasciato l’ingegneria e un lavoro nella gestione di una rete interbancaria dopo i primi dischi, il Festival segnò il passaggio definitivo alla professione musicale.

Nel ricordo emerge anche la stima per Baudo, definito un uomo di spettacolo capace di coraggio, soprattutto quando nel 2008 affidò alla band la conduzione del Dopofestival senza imporre censure. E un pensiero va a Beppe Vessicchio, evocato come ultimo grande direttore d’orchestra dell’era sanremese, simbolo di una competenza che, secondo Elio, oggi rischia di essere messa in ombra da dinamiche meno trasparenti.

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