VOCE
ECONOMIA
12.02.2026 - 12:15
Il Parlamento europeo ha dato il suo sostegno politico al progetto di euro digitale promosso dalla Banca Centrale Europea, approvando a larga maggioranza due emendamenti che definiscono lo strumento “essenziale” per la sovranità europea nei pagamenti. I testi, presentati dall’eurodeputato Pasquale Tridico, collocano l’iniziativa nel quadro di una crescente incertezza geopolitica e ribadiscono il principio della parità di accesso per tutti i cittadini dell’Unione.
Il piano della Bce prevede l’avvio di una fase pilota nel 2027, con l’obiettivo di arrivare al lancio definitivo entro il 2029. L’iniziativa punta a costruire un mercato continentale dei pagamenti digitali indipendente da operatori extraeuropei, creando un rapporto diretto tra cittadini e banca centrale. L’euro digitale si configurerebbe infatti come un credito nei confronti della Bce, utilizzabile per transazioni senza l’intermediazione bancaria tradizionale.
Il nuovo strumento non sostituirà il contante né i sistemi già esistenti, ma affiancherà le attuali modalità di pagamento attraverso un wallet digitale disponibile tramite applicazione o carta. Una volta caricato l’importo, sarà possibile effettuare pagamenti avvicinando lo smartphone o la card ai terminali, con modalità analoghe a quelle oggi utilizzate per i principali circuiti digitali.
Per limitare l’impatto sui depositi bancari, l’istituto guidato da Christine Lagarde ha ipotizzato una soglia massima di 3.000 euro detenibili sul portafoglio digitale. In caso di spese superiori, la somma eccedente verrebbe automaticamente prelevata dal conto corrente collegato.
Sul fronte economico, la Bce sostiene che l’euro digitale potrà ridurre i costi per i cittadini rispetto alle carte di credito e alleggerire le commissioni per gli esercenti. Secondo le stime elaborate da Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo dell’istituto, un sistema unico europeo dei pagamenti digitali potrebbe portare a un dimezzamento delle commissioni per i negozianti.
La gestione della privacy rappresenta uno dei nodi centrali. Le transazioni online resteranno visibili agli intermediari bancari, mentre la Bce non avrà accesso ai dati relativi ai singoli pagamenti. Per le operazioni offline, il trasferimento avverrà in forma anonima tra dispositivi, replicando il livello di riservatezza garantito dal contante.
L’accesso al servizio sarà gratuito, senza costi di installazione o mantenimento. La sfida principale riguarderà l’inclusione dei soggetti meno digitalizzati, dagli anziani a chi non dispone di un conto bancario, fino ai residenti in aree con scarsa connettività.
Sul piano geopolitico, il progetto rappresenta un tentativo di ridurre la dipendenza europea dai circuiti statunitensi, in particolare Visa e Mastercard, che detengono circa due terzi del mercato delle carte nell’Eurozona. Tredici Stati membri, inoltre, non dispongono di un’alternativa nazionale.
Il voto dell’Eurocamera arriva dopo un confronto acceso tra accademici, operatori finanziari e gruppi politici. Sessantotto economisti europei avevano sollecitato un sostegno deciso all’iniziativa, mentre l’European Payments Initiative ha rafforzato il dibattito con il lancio di Wero, piattaforma già diffusa in diversi Paesi membri.
Per Cipollone, l’obiettivo è evitare che l’Europa dipenda da sistemi “non nelle nostre mani”. Il sostegno parlamentare consolida il percorso istituzionale, ma il calendario resta sotto osservazione: in un contesto internazionale in rapida evoluzione, l’orizzonte del 2029 è considerato da molti un traguardo distante.
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