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PADOVA

Operati prima di nascere

La nuova frontiera che salva vite in grembo

Operati prima di nascere

Operata prima ancora del primo respiro, trasferita dalla placenta a una macchina per l’ossigenazione extracorporea come accade nei trapianti di cuore. È così che la chirurgia fetale cambia il destino di bambini che, senza un intervento in utero, non avrebbero alcuna possibilità. Un confine della medicina che si sposta sempre più avanti, dentro il grembo materno, dove oggi si rimuovono tumori, si correggono malformazioni e si somministrano perfino terapie geniche.

Il 31 dicembre, all’Azienda Ospedaliera di Padova, una bambina è stata sottoposta a sei ore di intervento per una rara malformazione polmonare benigna che le avrebbe impedito di respirare. Individuata durante l’ecografia morfologica, la massa di 14 centimetri occupava il torace e non le avrebbe lasciato scampo. L’équipe guidata da Paola Veronese ha messo a punto una procedura che consente il passaggio dalla circolazione placentare a quella extracorporea mentre la piccola è ancora nell’utero. Un passaggio delicato, eseguito da ventotto specialisti, che ha permesso di asportare la lesione e garantire una prospettiva di vita. A distanza di poco più di un mese, la bambina è stata dimessa in buone condizioni.

A Roma, un’altra gravidanza ad alto rischio ha trovato soluzione grazie alla collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e il San Pietro Fatebenefratelli. A 24 settimane, nel torace del feto era comparsa una cisti voluminosa che comprimeva cuore e polmoni, provocando uno scompenso cardiaco grave. I chirurghi hanno inserito un drenaggio che metteva in comunicazione il torace con il liquido amniotico, riducendo la pressione e ristabilendo la funzione cardiaca. Il bambino è nato alla 35esima settimana e, dopo un intervento mini-invasivo per la rimozione del lobo polmonare compromesso, oggi è a casa.

A Milano, al Policlinico di Milano, la diagnosi arriva alla sedicesima settimana: un teratoma sacrococcigeo, tumore raro localizzato alla base del coccige, minaccia la sopravvivenza della bambina. I chirurghi intervengono in utero con tecnologia laser per interrompere l’afflusso di sangue alla massa e rallentarne la crescita. Il trattamento consente di guadagnare settimane preziose. Alla 28esima settimana si rende necessario il cesareo urgente. La neonata pesa 1,6 chili, quasi 600 grammi sono costituiti dal tumore. L’intervento successivo dura due ore e si conclude senza danni agli organi urogenitali.

Sempre nella capitale, il Policlinico Gemelli è diventato centro di riferimento per la sindrome da trasfusione feto-fetale nelle gravidanze gemellari monocoriali, condizione che ogni anno in Italia interessa circa 300 casi. Uno dei due gemelli sottrae sangue all’altro attraverso la placenta condivisa, alterando l’equilibrio vitale. Gli interventi laser, definiti “Robin Hood”, ristabiliscono la corretta distribuzione ematica, restituendo al gemello più fragile ciò che gli è stato sottratto.

La chirurgia fetale, nata negli anni Ottanta come tentativo estremo per correggere malformazioni individuate con l’ecografia, è oggi una disciplina in rapida evoluzione. La ricerca dell’Università degli Studi di Milano ha aperto alla possibilità di somministrare terapie geniche direttamente in utero, con l’obiettivo di correggere difetti genetici prima della nascita. Uno scenario che ridefinisce il concetto stesso di cura prenatale.

Negli Stati Uniti, uno studio della Northwestern University pubblicato su Nature Biomedical Engineering ha introdotto una sonda flessibile e miniaturizzata, spessa circa tre volte un capello umano, capace di monitorare in tempo reale i parametri vitali del feto durante gli interventi mini-invasivi. Un dispositivo che promette di aumentare la sicurezza e ridurre le complicanze intraoperatorie, offrendo ai chirurghi un controllo continuo e preciso.

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