VOCE
LA CERIMONIA
13.02.2026 - 21:13
Segno di sosta dal quale ripartire ricordando, ogni giorno. E’ anche una rinata panchina tricolore a onorare la memoria di Umberto Barbierato, il 23enne agente delle regie guardie di pubblica sicurezza, quelle che oggi definiremmo polizia, arrestato il 2 maggio 1945 dai partigiani jugoslavi a Gorizia per essere infoibato. Fu il primo polesano a patire il “supplizio carsico”.
E proprio il “suo” Polesine venerdì mattina in via Laurenti, nel pieno centro del capoluogo, gli ha reso omaggio con l’inaugurazione della panchina, precedentemente rimossa e riverniciata da parte di Asm spa, e della targa commemorativa (alla presenza del prefetto Franca Tancredi, del sindaco Valeria Cittadin, del presidente della Provincia Enrico Ferrarese, del questore Eugenio Vomiero, dell’assessore regionale Valeria Mantovan, del senatore Bartolomeo Amidei, della deputata Nadia Romeo, dei consiglieri regionali Fabio Benetti, Cristiano Corazzari, e degli assessori comunali Renato Campanile - ideatore dell’iniziativa - e Michele Aretusini).
Tante la associazioni d’arma presenti, insieme alle forze dell’ordine, ai nipoti di Barbierato, Valerio e Valeriana Menarello, alle classi seconde dell’istituto De Amicis di Rovigo. Proprio nei loro confronti si è rivolta Tancredi, nei saluti inaugurali presentati da Bruno Malaspina, commissario provinciale Comitato 10 febbraio: “Iniziative come queste fanno onore. Ogni giorno è un giorno per ricordare chi ha dato la vita per dei valori, dei principi, al di fuori di ogni ideologismo ma come monito per il domani e l’oggi”.
Barbierato - ha detto Valeria Cittadin - “rappresentava una divisa, non solo un simbolo ma un segno tangibile di persone che hanno dato la vita. E’ il testimone di atrocità che la storia ha seppellito, abbiamo il dovere di onorare queste vittime morte solo perché rappresentavano il popolo italiano”. Figure che “moriranno solo il giorno in cui ci dimenticheremo di loro” ha poi aggiunto Vomiero, mentre Ferrarese che ha ribadito l’importanza del gesto per l nuove generazioni. E ha parlato di ricordo doveroso anche Mantovan: “Stiamo risvegliando la coscienza collettiva messa troppo tempo dolosamente a tacere”. Amidei ha invece sottolineano: “Impegniamoci per togliere l’onorificenza a Tito, massacratore di italiani”. Prima della benedizione impartita da don Christian Malachin, anche Romeo ha aggiunto: “Questa panchina dà dignità alle vittime e a una storia dimenticata a lungo”.
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