VOCE
Leone XIV
14.02.2026 - 14:00
La dottrina non cambia. L’accoglienza sì, ed è totale. In un’intervista concessa alla giornalista Elisa Ann Allen per un volume dedicato al pontefice e pubblicato da Mondadori, con anticipazioni diffuse da la Repubblica, Leone XIV chiarisce la linea della Chiesa sui temi più divisivi, a partire dalla questione Lgbtq+. Gli individui, afferma, saranno sempre ricevuti. L’insegnamento resta quello di sempre.
Il pontefice, al secolo Prevost, racconta il proprio percorso tra due identità. «Sono statunitense e mi sento tale, ma amo profondamente il Perù e il popolo peruviano, parte integrante di ciò che sono», spiega. Metà della sua vita sacerdotale si è svolta in America Latina, un’esperienza che definisce decisiva anche per il rapporto con Papa Francesco. Da quel legame, sottolinea, nasce una visione pastorale che guarda al futuro con uno sguardo «profetico», radicato nella realtà latinoamericana e nella vita concreta della Chiesa.
Anche il calcio diventa terreno di identità e affetti. Se ai Mondiali si affrontassero Stati Uniti e Perù, tiferebbe per Lima «per ragioni affettive», senza rinunciare alla passione per l’Italia. Confessa di seguire tre nazionali e di essere noto sostenitore dei Chicago White Sox, ma precisa che, da Papa, il tifo deve abbracciare tutti.
Sul piano politico, l’eventuale incontro con Donald Trump viene ricondotto a una dimensione istituzionale. Sarebbe più opportuno, osserva, che i vertici ecclesiastici statunitensi affrontassero direttamente il confronto con il governo. Il Papa rivendica un ruolo che non può trasformarsi in intervento sulle scelte dei singoli Stati. I grandi temi globali restano oggetto di dialogo, ma senza indicazioni operative su politiche nazionali.
Il passaggio più delicato riguarda la realtà Lgbtq+. Il Papa riconosce che il tema resta fortemente polarizzante all’interno della Chiesa, come emerso anche nel recente Sinodo. Per questo invita a non alimentare divisioni. Richiama le parole di Papa Francesco, quel «todos, todos, todos» che sintetizza l’idea di una comunità aperta. L’invito è rivolto a ogni persona in quanto figlio o figlia di Dio, non come espressione di un’identità particolare. «Tutti sono i benvenuti», ribadisce, nel rispetto reciproco.
Sulle richieste di riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso o delle persone trans, la posizione resta ferma. Comprende che si tratti di questioni controverse, ma ribadisce che l’insegnamento della Chiesa continuerà a rimanere com’è. L’accoglienza riguarda le persone, sempre e senza eccezioni. Ogni sacerdote ascolterà in confessione chiunque, con le proprie difficoltà e le proprie scelte. Sul piano dottrinale, però, non sono previste modifiche.
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