VOCE
SICUREZZA
14.02.2026 - 17:00
Sei ragazzi poco più che ventenni avrebbero utilizzato caselle di posta elettronica istituzionali riconducibili al ministero dell’Interno e all’Arma dei carabinieri per accreditarsi nei portali riservati alle forze dell’ordine. I fatti risalgono al biennio 2021-2022. Secondo quanto ricostruito, i giovani avrebbero contattato compagnie telefoniche e colossi tecnologici presentandosi come appartenenti agli apparati investigativi, con l’obiettivo di ottenere informazioni sensibili sugli utenti.
Le comunicazioni sarebbero state inviate a società come Wind Tre, Telecom Italia, Vodafone, Iliad, Microsoft, TikTok, Amazon, Facebook e Snapchat. I sei avrebbero sostenuto di agire su incarico di un committente conosciuto nel dark web, chiedendo l’abilitazione ai canali dedicati alle richieste ufficiali delle autorità.
Il tentativo avrebbe riguardato anche Google, con la produzione di un falso decreto antiterrorismo per ottenere dati personali di due individui. Analoghe richieste sarebbero state inoltrate alla società israeliana NSO Group e a Chainalysis, con la finalità di testare software destinati all’infezione e all’intercettazione di telefoni cellulari e strumenti per il tracciamento di portafogli in criptovalute. A Microsoft sarebbe stata inoltre chiesta documentazione relativa alla società israeliana Finovation. A TikTok sarebbero stati sollecitati i dati di quattro youtuber noti al grande pubblico dopo la partecipazione al reality “Il Collegio” su Rai 2. In un ulteriore episodio, uno dei giovani avrebbe contattato il Dipartimento di Stato statunitense simulando una chiamata proveniente dal ministero della Difesa italiano.
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dei sei indagati. I pubblici ministeri Francesca Crupi e Bianca Maria Eugenia Baj Macario contestano un sistema di accessi illeciti finalizzati all’ottenimento di informazioni riservate. La difesa sostiene che gli imputati non avrebbero violato direttamente i sistemi informatici, ma ricevuto dati da utenti della rete che li avrebbero reclutati come esecutori. Uno dei sei, attualmente detenuto per una rapina aggravata, ha dichiarato di essere a conoscenza della condivisione di credenziali per l’accesso ai portali riservati delle forze dell’ordine. Quanto al movente, nelle dichiarazioni rese emerge un obiettivo economico: monetizzare le informazioni acquisite, accedere ai conti delle vittime e ricattarle o derubarle. In base agli accordi riferiti, una quota del venti per cento dei proventi sarebbe stata corrisposta in criptovalute.
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