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Il dramma

Intossicata per salvare i gatti che muoiono nell'incendio

Le fiamme si scatenano in una villetta per un corto dello scaldaletto. Amy e Theo, i mici della proprietaria, non ce la fanno

Intossicata per salvare i gatti che muoiono nell'incendio

La prima immagine è una sagoma alla finestra, una voce rotta che ripete i nomi dei suoi gatti — “AmyTheo…” — e il crepitio di materiali che cedono. È successo tra le 23 e le 23.30 nel cuore di Maerne di Martellago, in piazza IV Novembre: una villetta singola si è trasformata in una trappola di fumo e calore in pochi minuti. La proprietaria, nel tentativo istintivo di raggiungere gli animali e portarli all’esterno, ha inalato una quantità significativa di fumi ed è stata affidata alle cure del Suem 118 e trasferita all’Ospedale dell’Angelo di Mestre per accertamenti. È stata dimessa il mattino seguente, provata ma in condizioni stabili. Sulle cause, le prime analisi tecniche convergono su una pista precisa: un probabile cortocircuito di uno scaldaletto elettrico avrebbe innescato il rogo nella stanza da letto, alimentandolo con arredi e tessili.

Secondo quanto ricostruito sul posto, l’allarme è scattato poco prima della mezzanotte. I vicini, allertati dall’odore acre e da bagliori dietro i vetri, hanno composto il 112. Le squadre dei Vigili del fuoco sono arrivate rapidamente e hanno lavorato per contenere le fiamme e ventilare i locali saturi di fumo caldo, mentre i sanitari stabilizzavano la donna che aveva respirato combustibili e verosimilmente quote variabili di monossido di carbonio, “il killer silenzioso” che negli incendi domestici rappresenta il principale pericolo anche prima del calore vero e proprio. La villetta è stata dichiarata temporaneamente inagibile: annerimenti diffusi, danni agli arredi, e soprattutto la necessità di ripristinare salubrità e sicurezza degli ambienti.

Il dramma privato si è consumato attorno a due nomi, Amy e Theo, i due gatti di casa, che la proprietaria ha cercato fino all’ultimo. L’intossicazione, spiegano gli operatori, matura spesso in questi frangenti proprio quando si torna indietro tra i locali per recuperare persone o animali. È un riflesso umano, comprensibile: ma il fumo vince in secondi, riduce la visibilità, stordisce, fa perdere l’orientamento. La differenza tra una fuga riuscita e una caduta a terra può essere questione di pochi respiri.

Gli accertamenti di polizia giudiziaria e Vigili del fuoco puntano, con prudenza, su un guasto elettrico riconducibile a uno scaldaletto. È un’ipotesi coerente con dinamiche già registrate altrove: quando un resistore interno si danneggia per pieghe ripetute, schiacciamenti, tessuti umidi o cablaggi usurati, il surriscaldamento può trasferirsi a materassi, coperte e imbottiti. Non si tratta di un’emergenza nuova né di un “mostro” raro: negli anni, più episodi simili hanno richiesto interventi dei soccorsi, con intossicazioni e, in alcuni casi, ricoveri. Le norme di sicurezza e le certificazioni (CE, eventuale marchio IMQ, dispositivi con “doppio isolamento”) riducono il rischio, ma non lo azzerano se il dispositivo viene usato fuori specifica, se invecchia senza controlli o se resta in funzione per ore senza termostati e timer adeguati.

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